Avvocato del Foro di Roma a rischio processo per l’odioso reato di revenge porn. Prima gli insulti, poi le molestie continue, infine la diffusione di immagini intime a parenti e amici. È il quadro ricostruito dalla Procura in un’inchiesta che coinvolge Luigi Pajalich, 63 anni, avvocato penalista, per fatti che sarebbero avvenuti tra il 2022 e il 2023 dopo la fine della relazione con una giovane praticante del suo studio.
Dallo stalking al revenge porn: la Procura ricostruisce due anni di presunte vessazioni da parte dell’avvocato
Il pubblico ministero Antonella Pandolfi ha chiesto il rinvio a giudizio per le accuse di stalking, diffamazione e revenge porn. La vittima oggi è assistita come parte civile dall’avvocato Carlo Testa Piccolomini.
Secondo quanto emerso, il rapporto tra i due sarebbe nato all’inizio del periodo di pratica forense della giovane, per poi interrompersi su iniziativa di lei. Una decisione che, stando all’impianto accusatorio, avrebbe innescato una escalation di comportamenti persecutori da parte del legale.
Le contestazioni parlano di telefonate anonime ripetute — fino a quindici al giorno —, messaggi offensivi e minacce inviate anche via email, talvolta utilizzando indirizzi falsi o riconducibili all’Ordine degli avvocati. Frasi intimidatorie, riferimenti a casi di cronaca e allusioni pesanti avrebbero contribuito a creare nella vittima un forte stato di ansia e paura, tanto da costringerla a lasciare Roma.
Le immagini e l’accesso abusivo sui social
Non solo. L’uomo, sempre secondo la Procura, sarebbe entrato in possesso di immagini intime della giovane, arrivando a diffonderle tramite social network e WhatsApp a una cerchia di conoscenti, amici e familiari. In totale, sarebbero state condivise una cinquantina di immagini.
Tra gli episodi contestati figurano anche l’accesso abusivo al profilo Facebook della vittima, la creazione di account falsi per diffamarla e l’invio di messaggi denigratori a terzi, con riferimenti alla vita privata della donna. In un caso, l’indagato avrebbe persino contattato il luogo di lavoro della giovane, mentre in un altro avrebbe indotto una persona a credere a un presunto tradimento con la vittima.
Le minacce
Tra le minacce contestate dalla procura: “Ti comunico che ho dovuto presentare un esposto all’Ordine degli Avvocati, un ottimo modo per iniziare una carriera o meglio per terminarla senza averla iniziata“. Oppure: “La tempesta è in arrivo e non potrai più fermarla. Tiziana Cantone ti fa un baffo“, riferendosi alla 31enne napoletana che si è tolta la vita proprio perché vittima di revenge porn.
L’inchiesta delinea così una condotta persecutoria protratta nel tempo, culminata — secondo l’accusa — nella diffusione non consensuale di materiale sessualmente esplicito a scopo ritorsivo. Sarà ora il giudice a decidere se disporre il rinvio a giudizio. L’avvocato, da parte sua, si è sempre professato innocente.


















