Nelle ultime ore è stata segnata una nuova tappa nella protesta dei residenti romani contro le politiche abitative del Campidoglio. Sotto la sigla “Movimento 19 Dicembre”, centinaia di cittadini si sono riuniti in un presidio massiccio sotto la sede della Fondazione Enasarco. La protesta mira a bloccare la vendita di un pacchetto di oltre 1000 unità immobiliari che il Comune di Roma intende acquisire per trasformarle in alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP).
Il Movimento 19 Dicembre manifesta sotto la sede Enasarco: chiesto l’intervento del Parlamento contro il termovalorizzatore sociale
Da parte dei manifestanti, sostenuti fin dal principio della protesta da Fabrizio Montanini consigliere di Forza Italia nel IV Municipio, la denuncia di una decisione calata dall’alto che ignorerebbe i sacrifici di migliaia di famiglie che, negli anni, hanno investito i propri risparmi per riscattare quegli stessi appartamenti, pagandoli spesso a prezzo di mercato.
Il meccanismo delle case Enasarco e la delibera capitolina
Il 30 dicembre 2025, l’amministrazione Gualtieri ha formalizzato il primo passo del “Piano Strategico per il diritto all’abitare”, siglando un rogito da 53,4 milioni di euro per i primi 336 appartamenti. Il Sindaco ha definito l’operazione come il più grande incremento di edilizia pubblica in Italia degli ultimi decenni, puntando a raggiungere 1.500 nuovi alloggi entro il 2026.
La seconda tranche, che prevede l’acquisizione di ulteriori 702 unità per circa 201 milioni di euro, è programmata per completarsi nel corso del 2026, sotto la supervisione dell’Agenzia del Demanio.
Le contestazioni del Comitato 19 Dicembre
Nonostante l’entusiasmo del Campidoglio, i residenti riuniti nel “Comitato spontaneo 19 dicembre” hanno da subito smentito la narrazione sociale dell’ente. Le accuse riguardano prezzi di acquisto ritenuti fuori mercato e manovre speculative: secondo i comitati, Enasarco avrebbe ostacolato il riscatto da parte degli inquilini storici per favorire la vendita in blocco al Comune.
Sono stati denunciati sfratti esecutivi ai danni di nuclei vulnerabili e l’avvio sospetto di ristrutturazioni straordinarie proprio sugli immobili appena ceduti, sollevando dubbi sulla trasparenza della gestione dei fondi pubblici.
Localizzazione e strategie di integrazione
Gli alloggi, situati in quartieri come Pietralata, San Basilio, Tuscolano e Ostia, dovrebbero ospitare famiglie in graduatoria e categorie fragili. L’Assessore Tobia Zevi ha parlato della casa come “infrastruttura sociale”, promettendo monitoraggi per i condomini dove la quota di alloggi popolari supera il 15%. Tuttavia, i proprietari che hanno acquistato a prezzo di mercato temono che questi “condomini misti” portino a morosità nelle spese comuni e alimentino il racket delle occupazioni, minacciando ricorsi legali per fermare l’iter.
Il Comune ha deliberato l’acquisto di oltre mille alloggi distribuiti in vari Municipi, tra cui il IV e il VII, per destinarli a famiglie in emergenza abitativa o in graduatoria ERP. Per Enasarco, come confermato dal Direttore Generale Antonio Buonfiglio durante l’incontro con i manifestanti, l’unico obiettivo è la vendita in blocco a un ente pubblico per finalità di bilancio, lasciando all’acquirente (il Campidoglio) la totale discrezionalità sulla scelta dei futuri locatari.
Il nodo dei “condomini misti” e la svalutazione immobiliare
La preoccupazione principale dei residenti riguarda la creazione dei cosiddetti “condomini misti”. Si tratta di stabili dove convivono proprietari privati, che hanno pagato mutui trentennali, e nuovi inquilini popolari che pagheranno canoni sociali molto bassi.
Secondo il Comitato, questa operazione genera un’immediata svalutazione degli immobili privati. I proprietari temono che la gestione degli oneri condominiali diventi insostenibile se il Comune non dovesse garantire puntualità nei pagamenti per le quote degli inquilini ERP. Inoltre, viene denunciato il rischio di un “esperimento sociale” forzato, con l’assegnazione di alloggi a nuclei familiari che, secondo i residenti, potrebbero non integrarsi nel tessuto sociale esistente, portando a un progressivo degrado dell’area.
Precedenti critici: il caso delle case ex Inps e via Bibulo
Il timore dei residenti di Don Bosco e delle zone limitrofe nasce dall’osservazione di quanto già accaduto con le case ex Inps, già vendute al Comune in passato. In molti stabili, la convivenza è degenerata in indifferenza e degrado.
In queste ore, è stato citato come esempio negativo il palazzo “cielo-terra” di via Bibulo, acquistato dal Campidoglio e diventato, secondo i residenti, un simbolo di illegalità e occupazioni. La paura è che la distribuzione di nuclei provenienti da campi nomadi in smantellamento (come quello di via Salviati) all’interno di stabili residenziali tra Tor Tre Teste e Don Bosco possa trasformare quartieri storicamente di ceto medio in nuovi ghetti urbani.
Alcuni consiglieri capitolini hanno giustificato l’operazione sostenendo che i proprietari avessero acquistato a prezzi scontati durante le dismissioni, affermazione duramente contestata dai cittadini che rivendicano il valore pieno del proprio investimento.
Il cronoprogramma delle proteste e il fronte parlamentare
La battaglia non si ferma alle piazze rionali. Prima della manifestazione del 24 marzo sotto Enasarco, i cittadini avevano già protestato il 4 marzo in Campidoglio e l’11 marzo davanti a Monte Citorio. Questo pressing costante ha portato all’apertura di un canale con il Parlamento.
Deputati di centrodestra, tra cui Alessandro Battilocchio, Simonetta Matone e Marco Perissa, hanno ricevuto una delegazione del movimento impegnandosi a presentare un’interrogazione parlamentare unitaria. L’obiettivo è portare la questione a un livello di governo superiore per verificare la legittimità della delibera e la congruità del progetto sociale rispetto alla tutela della proprietà privata.
La vicenda, vede contrapposte due visioni distinte della città. Da un lato, l’amministrazione capitolina che sostiene la necessità del “termovalorizzatore sociale” della casa, ovvero l’acquisizione di immobili pronti per abbattere le liste d’attesa ERP e combattere l’emergenza abitativa senza consumo di suolo.
Dall’altro lato, i residenti e le opposizioni denunciano la scorrettezza di un’operazione che scarica sul ceto medio il peso dell’integrazione sociale, senza fornire garanzie sulla sicurezza e sulla tenuta del valore immobiliare. Intanto, mentre il Comune tira dritto sull’acquisto, i cittadini promettono di non arretrare, temendo che la trasformazione di zone residenziali in aree ERP porti inevitabilmente a una fuga delle famiglie e a un crollo della qualità della vita nelle periferie romane.


















