Più precisione, tempi ridotti e minori rischi per i pazienti. L’intelligenza artificiale entra nella pratica clinica e cambia l’approccio alla cura degli aneurismi cerebrali. Accade all’azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini, primo centro nel Lazio e tra i primi in Italia ad aver integrato stabilmente una piattaforma avanzata di simulazione 3D per la pianificazione degli interventi endovascolari.
A quasi un anno dall’avvio, nel maggio 2025, nella Uosd di Neuroradiologia diretta da Enrico Pampana, il bilancio è significativo: sono oltre 120 gli aneurismi trattati con il supporto di questa tecnologia.
Il sistema utilizza i dati delle angiografie rotazionali per ricostruire in tre dimensioni l’aneurisma cerebrale. In questo modo, i medici possono simulare in anticipo diverse strategie terapeutiche e individuare la soluzione più adatta al singolo paziente.
Il trattamento endovascolare mini-invasivo viene così “modellato” su misura, con un incremento della sicurezza e una riduzione della probabilità di dover ricorrere a un secondo intervento.
L’aneurisma intracranico, una dilatazione di un’arteria del cervello, è particolarmente insidioso: nel 90% dei casi non dà sintomi.
La rottura può provocare un’emorragia cerebrale con esiti spesso gravi o fatali. Da qui l’importanza di intervenire in modo preventivo, attraverso tecniche chirurgiche tradizionali o procedure di neuroradiologia interventistica come l’embolizzazione con spirali, l’impianto di stent o dispositivi intrasacculari.
La piattaforma consente anche di confrontare virtualmente diversi dispositivi – dalle spirali agli stent – per verificarne la compatibilità con la specifica anatomia dell’aneurisma. Un vantaggio che si traduce in risultati concreti: riduzione del tempo operatorio di circa il 10% e diminuzione dell’esposizione alle radiazioni del paziente fino al 25%.
Non solo. L’impiego dell’intelligenza artificiale permette di limitare l’utilizzo di dispositivi non necessari. “Diversi studi dimostrano una riduzione superiore al 25% del rischio di impiegare dispositivi che poi non vengono utilizzati“, spiega Pampana.
Impatto positivo anche sui costi
Un aspetto che ha un impatto diretto anche sui costi: ogni dispositivo può arrivare a valere tra 9mila e 10mila euro.
L’innovazione, ormai integrata nel lavoro quotidiano dell’équipe neurovascolare, rappresenta un supporto strategico nella pianificazione degli interventi: una tecnologia che non sostituisce il medico, ma ne amplifica le capacità decisionali, aprendo nuove prospettive per una medicina sempre più personalizzata e sicura


















