Antonio Micarelli, il vigilantes accusato di omicidio volontario e tentato omicidio per aver sparato contro un gruppo di rapinatori in fuga, non rischia più l’ergastolo. Il suo futuro legale ha preso una piega decisamente favorevole grazie alla modifica del capo d’imputazione, che ha escluso l’aggravante dell’uso di mezzi insidiosi. Il cambiamento ha fatto cadere l’aggravante contestata e con essa il rischio della pena massima.
Per il vigilantes la modifica dell’imputazione trasforma l’accusa di omicidio aggravato in omicidio semplice, aprendo la strada a sconti di pena
La svolta è avvenuta durante la prima udienza, tenutasi ieri nell’aula bunker di Rebibbia, alla presenza degli avvocati di Micarelli: Franco Coppi, Pietro Pomanti e Valerio Orlandi. Con l’annullamento dell’aggravante nell’omicidio volontario, Micarelli ora potrebbe optare per riti alternativi, come il rito abbreviato, che comporterebbero uno sconto di pena significativo, fino a un terzo della condanna finale.

Micarelli, che ha sempre dichiarato di aver agito per legittima difesa, è stato accusato di aver ucciso un ladro, il 24enne romeno Anton Ciurciumel, dopo aver scaricato una decina di colpi su un gruppo di rapinatori in fuga fuori dal suo condominio di via Cassia, nel tardo pomeriggio del 6 febbraio 2025.
La procura, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dal pm Fabio Santoni, ha ricostruito gli eventi tramite le testimonianze e le immagini delle telecamere di sorveglianza.
Secondo l’accusa, Micarelli, che al momento dell’incidente era di ritorno a casa, sentì dei rumori provenire da un appartamento del suo condominio, dove i rapinatori stavano compiendo un colpo.
Dopo aver suonato alla porta senza risposta, l’uomo ricevette una chiamata dalla figlia, che lo avvertì della presenza dei malviventi nel cortile. Micarelli, armato, corse fuori per affrontare la situazione, esplodendo colpi contro i ladri in fuga.
Le immagini delle telecamere hanno documentato una sequenza drammatica: Micarelli, ancora in divisa da lavoro, ha esploso due colpi contro un rapinatore che correva verso il cancello del cortile. Poi, dopo un breve ritorno verso l’auto dei ladri, ha sparato di nuovo, colpendo uno dei malviventi, Ciurciumel, alla testa mentre cercava di scappare oltre la recinzione. La scena è stata immortalata con un “atteggiamento da giustiziere”, come descritto dal giudice delle indagini preliminari, Rosalba Liso.
Il dolore della famiglia Ciurciumel
Mentre per la difesa di Micarelli questo cambiamento di imputazione rappresenta un importante passo verso la riduzione della pena, la famiglia della vittima, Anton Ciurciumel, non nasconde il proprio dolore. La madre di Anton chiede “una giustizia giusta“. “Mio figlio – si dispera ancora – ha sbagliato, meritava il carcere ma non di essere giustiziato”.
Nell’ordine di arresto il giudice aveva descritto l’azione di Micarelli come una “vera e propria caccia all’uomo”, senza “scrupoli di sorta”. Le immagini del tragico incidente, con la vittima che muore sul colpo, hanno suscitato emozioni contrastanti tra chi difende l’operato di Micarelli, come atto di difesa, e chi, come la famiglia della vittima, chiede giustizia.
La prossima fase del processo dipenderà dalle scelte legali che Micarelli deciderà di intraprendere, mentre la sua difesa continua a puntare sulla legittima difesa, con l’accusa di omicidio semplice che ora pesa meno rispetto al rischio di una condanna per omicidio aggravato. Il futuro del vigilantes, accusato di aver ucciso un ladro in fuga, resta quindi ancora da scrivere nelle aule di giustizia.

















