Che fine ha fatto il tabaccaio scomparso alle porte di Roma? Nuovo appello per trovare Emiliano Lesti 

Da sette anni resta un mistero la scomparsa di Emiliano Lesti: la ricostruzione del giallo, dal ritrovamento dell'auto a quello delle chiavi attaccate alla porta

“Telefona, fatti sentire, poni fine a questo dolore”. Le parole della compagna di Emiliano Lesti risuonano come un ultimo, straziante tentativo di squarciare il velo di silenzio che avvolge Castelnuovo di Porto dal 20 marzo 2019. Sette anni fa, da quella mattina, il tempo per la famiglia del tabaccaio 48enne, si è fermato davanti a una saracinesca del suo bar tabacchi rimasta abbassata.

Da sette anni resta un mistero la scomparsa di Emiliano Lesti: la ricostruzione del giallo, dal ritrovamento dell’auto a quello delle chiavi attaccate alla porta

Il caso è tornato prepotentemente all’attenzione pubblica grazie ad un nuovo appello del programma “Chi l’ha visto?”, sollecitato dal bisogno dei familiari di sapere se qualcuno stia ancora indagando o se quel fascicolo, intriso di domande senza risposta, sia destinato a impolverarsi in un archivio giudiziario senza che la verità sia mai emersa.

Il giorno in cui il bar non aprì

La cronaca dei fatti parte da una data precisa: il 20 marzo 2019. Emiliano Lesti è un uomo conosciuto, un lavoratore stimato che gestisce una tabaccheria proprio all’ingresso del paese, in una posizione strategica e di passaggio.

La sua routine è fatta di orari rigidi e dedizione, per questo il primo segnale d’allarme scatta quando la ragazza che lavora con lui arriva davanti all’attività e trova tutto stranamente sbarrato. La giovane collaboratrice prova a chiamarlo ripetutamente al cellulare, ma l’apparecchio risulta spento. Preoccupata, contatta il padre di Emiliano, il quale però cade dalle nuvole: non ha notizie del figlio. In quel momento, nel cuore di Castelnuovo di Porto, inizia a farsi strada la consapevolezza che qualcosa di grave sia accaduto.

L’enigma delle chiavi nella toppa

I familiari si precipitano immediatamente presso l’abitazione dell’uomo, in zona Valle Loro, sperando in un malore o in una spiegazione banale. Lo scenario che si presenta ai loro occhi è però profondamente contraddittorio. L’auto di Emiliano è regolarmente parcheggiata sotto casa, il che esclude un allontanamento motorizzato.

Ma è il portone d’ingresso a gelare il sangue dei parenti: le chiavi di casa sono ancora inserite nella toppa, ma dal lato esterno. All’interno dell’appartamento, regna l’ordine. Sul tavolo o nei soliti posti sono state ritrovate le chiavi della macchina e quelle della tabaccheria, rimaste lì presumibilmente dalla sera prima. Emiliano sembra essere svanito nel nulla portando con sé solo se stesso, e da quel momento non darà più alcun segnale di vita alle celle telefoniche della zona.

Le ombre su una sparizione senza tracce

Come può un uomo di 48 anni, titolare di diverse attività e pilastro della sua comunità, sparire a piedi senza lasciare la minima traccia? Le indagini iniziali si sono concentrate sulla zona di Castelnuovo di Porto, setacciando le aree rurali e i dintorni di Valle Loro, ma senza esito.

La stranezza delle chiavi lasciate all’esterno suggerisce due ipotesi antitetiche: un allontanamento in preda a una confusione improvvisa o, scenario assai più inquietante, un intervento esterno che ha colto l’uomo proprio sulla soglia di casa.

La compagna di Emiliano, oggi più che mai, chiede chiarezza sullo stato delle ricerche, domandando apertamente se qualcuno stia ancora analizzando quei dettagli che all’epoca sembravano così anomali. Il dolore della famiglia è alimentato dall’incertezza e dalla mancanza di informazioni su un caso che sembra essere scivolato fuori dai radar della cronaca nazionale.

La speranza di un segnale di vita

Oggi Emiliano avrebbe 55 anni. La sua descrizione fisica all’epoca della scomparsa — statura 173 cm, occhi e capelli castani, vestito con un giacchetto blu e jeans scuri — è ancora impressa nelle scheda a lungo diffuse nel comune e i suoi dintorni e viralizzate sui social.

Resta il mistero di una tabaccheria che era la sua principale occupazione e che è rimasta orfana del suo proprietario in una mattina qualunque di marzo. L’appello lanciato ai telespettatori e alla comunità locale mira a scuotere le coscienze: dopo sette anni, anche un piccolo dettaglio ricordato tardivamente o una confidenza raccolta per caso potrebbero risultare decisivi.

La famiglia non cerca miracoli, ma la fine di un supplizio che dura da troppo tempo, sperando che Emiliano, ovunque sia, possa finalmente ascoltare quel “fatti sentire” e decidere di rispondere a chi non ha mai smesso di aspettarlo.