La Corte d’Appello vaticana ha deciso di annullare il primo grado del processo a carico del cardinale Angelo Becciu, accogliendo in parte le eccezioni sollevate dalla difesa. L’ordinanza ha sancito la “nullità relativa” del procedimento, ordinando il rinnovo del dibattimento, con un calendario di udienze che si aprirà il prossimo 22 giugno.
La Corte d’Appello Vaticana annulla la sentenza di primo grado del processo Becciu: rinnovato il dibattimento per la gestione dei fondi vaticani
Nonostante l’annullamento parziale, la sentenza di primo grado mantiene gli effetti legali per gli imputati non appellanti, ma ora il processo ripartirà da zero per l’esame di nuove prove e testimonianze.
La sentenza di primo grado
Il cardinale Angelo Becciu, il 16 dicembre del 2023, era stato condannato a Roma a 5 anni e mezzo di reclusione, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e al pagamento di una multa di 8mila euro.
La sentenza era stata definita storica: era la prima volta che un cardinale veniva condannato in Vaticano da giudici laici.
Al centro della condanna c’era il controverso acquisto a Londra di un palazzo ritenuto a prezzo gonfiato con i fondi della Santa Sede.
La nullità relativa
La formula della “nullità relativa” significa che, pur mantenendo gli effetti legali della sentenza di primo grado per gli imputati non appellanti, la Corte ha ritenuto che il processo fosse viziato da irregolarità. Pertanto, è stato disposto il rinnovo del dibattimento, che partirà dal 22 giugno, con l’ascolto di nuovi testimoni e la valutazione di prove aggiuntive.
Il caso riguarda la gestione dei fondi della Segreteria di Stato della Santa Sede, con particolare attenzione all’acquisto di un palazzo a Londra, per un valore di 230 milioni di sterline. Oltre a Becciu, sono coinvolti il finanziere Raffaele Mincione, il broker Gianluigi Torzi e la consulente Cecilia Marogna, accusati di reati finanziari, tra cui truffa, peculato e auto riciclaggio.
Nel ricorso, la difesa ha sottolineato delle irregolarità nel deposito degli atti processuali.
In particolare, è stato rilevato che alcuni documenti cruciali erano stati omessi o depositati in versioni incomplete, pregiudicando il diritto di difesa degli imputati.
Inoltre, la mancata pubblicazione dei “Rescripta” papali, che modificavano le norme applicabili al processo, è stata un’altra delle criticità riscontrate dalla Corte.
La presunta truffa
Becciu e gli altri imputati in primo grado erano stati condannati per vari crimini, tra cui la truffa legata all’acquisto del palazzo di Sloane Avenue a Londra. Becciu, in particolare, era stato condannato a cinque anni e sei mesi di reclusione, mentre Marogna, Mincione e Torzi avevano ricevuto pene inferiori.
La difesa del cardinale Becciu ha accolto con soddisfazione l’annullamento, sottolineando che la decisione conferma la violazione del diritto alla difesa.
“Siamo soddisfatti che la Corte abbia riconosciuto la necessità di un processo equo e giusto“, hanno dichiarato gli avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo. D’altra parte, Raffaele Mincione, pur esprimendo una certa soddisfazione, ha evidenziato il danno irreparabile alla sua reputazione, sperando che la sua innocenza venga finalmente riconosciuta.


















