Tecnologia salva-vita al Grassi di Ostia: come un algoritmo sta rivoluzionando la cura dell’insufficienza cardiaca

L'Unità di Cardiologia ASL Roma 3 del Grassi di Ostia diventa centro di riferimento mondiale per l’uso dell’intelligenza artificiale: un sofisticato algoritmo, può prevedere crisi cardiache 30 giorni prima 

Nella foto in primo piano Luca Santini, dirigente medico della UOC di Cardiologia del Grassi

L’Unità di Cardiologia della ASL Roma 3 al Grassi di Ostia si conferma come il centro all’avanguardia nella medicina predittiva, utilizzando software avanzati per monitorare i pazienti cardiopatici e prevenire lo scompenso prima che si manifesti. Una rivoluzione possibile grazie all’integrazione tra intelligenza artificiale e medicina che sta riscrivendo le regole della prevenzione.

L’Unità di Cardiologia ASL Roma 3 del Grassi di Ostia diventa centro di riferimento mondiale per l’uso dell’intelligenza artificiale: un sofisticato algoritmo può prevedere crisi cardiache 30 giorni prima

Al centro di questa evoluzione c’è l’Unità Operativa Complessa di Cardiologia dell’ospedale Grassi di Ostia, che fin dal 2019 ha adottato tecnologie digitali nate negli Stati Uniti per la gestione dello scompenso cardiaco. Attraverso l’uso di un sofisticato algoritmo, i medici sono oggi in grado di intercettare le variazioni fisiologiche di un paziente con una media di trenta o quaranta giorni di anticipo rispetto a un evento acuto, permettendo un intervento terapeutico tempestivo che può salvare la vita e ridurre drasticamente la necessità di ricoveri d’urgenza.

Il cuore tecnologico: come funziona il sistema predittivo

Il funzionamento di questa tecnologia si basa su dispositivi cardiaci impiantabili, come i defibrillatori automatici (ICD) o i sistemi di re-sincronizzazione (CRT), che non si limitano più a intervenire in caso di aritmia, ma analizzano costantemente lo stato di salute del soggetto.

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Questi dispositivi contengono un algoritmo multiparametrico che integra i dati provenienti da diversi sensori interni. Nello specifico, il sistema monitora parametri vitali quali i toni cardiaci, la frequenza respiratoria, l’attività fisica, la frequenza cardiaca e l’impedenza toracica, che indica l’eventuale accumulo di liquidi nei polmoni.

Come spiega Luca Santini, dirigente medico della UOC di Cardiologia del Grassi: “Il software è collegato con il defibrillatore impiantato nel paziente e in presenza di un problema, da questi dispositivi partono degli alert che sono gestiti dal team del nostro ambulatorio di controllo”. Questo flusso di dati permette di passare da un semplice controllo tecnico del dispositivo a un vero e proprio “telemonitoraggio del paziente”, dove il cuore comunica direttamente con la centrale operativa dell’ospedale.

L’utilità clinica per i pazienti e la gestione degli alert

Per il paziente, l’utilità di questo sistema è immensa: si traduce in una maggiore sicurezza e in una riduzione dello stress legato alla patologia. Quando l’algoritmo rileva che i parametri fisiologici superano una determinata soglia di rischio, viene generato un segnale automatico. “Lo schema prevede che il tecnico o l’infermiere incaricati rivedano con una cadenza precisa le trasmissioni e in caso di alert lo segnalino al cardiologo che decide l’azione da intraprendere”, chiarisce Santini.

Una volta confermato il rischio, il percorso clinico si attiva immediatamente: il paziente può essere contattato per una televisita, un’intervista telefonica o una visita in presenza per modificare la terapia farmacologica. Un dettaglio tecnico fondamentale riguarda l’aderenza alla cura: il sistema è così sensibile da intercettare quando un paziente smette di assumere correttamente i farmaci. Intervenire in questa fase precoce significa evitare che la condizione degeneri in una crisi respiratoria o in un edema polmonare, situazioni che richiederebbero un accesso traumatico al pronto soccorso.

Una casistica internazionale: il primato del Grassi di Ostia

La Cardiologia del nosocomio lidense non è solo un utilizzatore di queste tecnologie, ma un vero polo di ricerca mondiale. Con circa 80 pazienti monitorati attraverso sistemi come HeartLogic, TriageHF e l’ultimo nato HeartInsight, il centro ha raccolto una casistica tale da diventare un riferimento congressuale e scientifico. Nel 2024, il Grassi ha pubblicato i primi due casi al mondo sull’utilizzo dell’algoritmo HeartInsight, dimostrando l’efficacia di un modello che integra sette parametri clinici per generare pre-avvisi accurati.

I dati clinici confermano la forza di questi strumenti: “Il tempo di anticipo medio degli algoritmi multiparametrici sull’evento clinico acuto è compreso tra 30 e 45 giorni”, sottolinea il dottor Santini, aggiungendo che tali sistemi offrono un valore predittivo negativo altissimo, vicino al 90%.

Questo significa che se non c’è un alert, il medico può essere ragionevolmente sicuro che il paziente non corre rischi imminenti, potendo così concentrare le risorse umane e tecnologiche sui soggetti più fragili.

L’impatto economico e sociale sulla sanità pubblica

L’insufficienza cardiaca colpisce circa l’1-2% della popolazione generale, arrivando al 10% tra gli over 70, e rappresenta una delle voci di spesa più pesanti per il sistema sanitario nazionale. La capacità di questo algoritmo di ridurre le riospedalizzazioni è cruciale, se si considera che i tassi di ritorno in ospedale a 30 giorni possono toccare il 25%. La tecnologia offre dunque un aiuto decisivo per gestire una patologia in costante aumento a causa dell’invecchiamento demografico.

In definitiva, l’esperienza dell’ospedale Grassi dimostra che l’intelligenza artificiale è un alleato fondamentale che non sostituisce la figura del medico, ma ne potenzia le capacità diagnostiche. Come conclude il principale ricercatore Luca Santini: “L’intelligenza artificiale non si sostituisce al medico, ma lo supporta”, trasformando la gestione della malattia da reattiva a proattiva e garantendo ai cittadini della ASL Roma 3 un’assistenza di livello internazionale basata sulla prevenzione reale degli episodi acuti.