Il cuore verde della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano è sotto attacco. Sei tra associazioni e comitati di quartiere hanno inviato un esposto urgente a Roma Capitale, al Municipio X e all’Autorità di Bacino per denunciare una situazione di degrado ambientale non più sostenibile.
L’allarme di sei associazioni: “Sversamento continuo di calcinacci e presenza di discariche stanno minacciano stabilità degli argini e sicurezza idrogeologica”
Al centro della segnalazione ci sono le pesanti criticità che interessano il Fosso di Malafede, nel tratto compreso tra via Cristoforo Colombo e via di Massa Fiscaglia, dove l’incuria sta lasciando spazio a vere e proprie discariche a cielo aperto. Le dita puntate, sono sull’assenza di vigilanza da parte del soggetto gestore, che secondo la denuncia, ha permesso il consolidarsi di illegalità che mettono a rischio l’intero ecosistema della Valle del Risaro.
Il disastro dei materiali edili e il rischio idrogeologico
La situazione più allarmante riguarda l’argine del corso d’acqua, ormai trasformato in una piattaforma per lo smaltimento illecito di rifiuti speciali. Lungo tutto il tratto segnalato è stata accertata la presenza di una discarica abusiva di calcinacci e scarti dell’edilizia, frutto di uno sversamento diffuso e continuativo nel tempo.

Queste discariche non rappresentano solo un danno estetico e paesaggistico, ma compromettono seriamente la stabilità degli argini.
Come visibile nelle foto shock della denuncia, vere e propri colline di detriti e scarti edili stanno soffocando gli argini, trasformandoli in una bomba a orologeria pronta a esplodere al prossimo nubifragio. Discariche abusive, che hanno ormai alterato la stabilità stessa del terreno: il rischio che il fango e i rifiuti travolgano tutto è reale e immediato. Non c’è più tempo per la burocrazia, serve una bonifica istantanea delle discariche prima che le piogge dei prossimi mesi trasformino questo scempio in un disastro idrogeologico senza ritorno.
Abusi edilizi e insediamenti precari
Oltre al problema dei rifiuti, i firmatari dell’esposto sottolineano la comparsa di manufatti totalmente privi di autorizzazione. È stata segnalata la realizzazione di un ponte in legno, costruito senza alcun criterio di sicurezza o parere tecnico, utilizzato per accedere a un’area occupata da baracche abusive e fatiscenti.

Tale struttura, oltre a essere un abuso edilizio, rappresenta un potenziale pericolo per la pubblica incolumità e un’ulteriore alterazione dell’alveo fluviale, che si somma al peso ambientale delle discariche circostanti. La presenza di insediamenti non autorizzati contribuisce poi inevitabilmente alla proliferazione di altre micro-discariche di rifiuti solidi urbani, peggiorando il quadro complessivo.
La richiesta di bonifica e valorizzazione
Per i firmatari dell’esposto dunque, non c’è più un secondo da perdere. Serve un intervento immediato anche per analizzare i veleni accumulati e spazzare via definitivamente queste discariche che stanno uccidendo il territorio.
La richiesta inoltre, non è solo di una pulitura di facciata, ma di un piano di sorveglianza d’acciaio che impedisca alle ecomafie di rigenerare nuove discariche illegali non appena le telecamere si spengono. La posta in gioco è la sopravvivenza del ‘Sentiero Trilussa’: o si fa una bonifica ora, o il percorso naturalistico diventerà un sentiero tra i rifiuti.
Per strappare la terra dalle mani di chi gestisce le discariche, le associazioni (tra cui Il Sentiero Trilussa, Legambiente Agro Romano Meridionale e i CDQ locali), sono pronte a scendere sul campo a fianco delle autorità per stanare ogni singolo cumulo di immondizia.
“L’obiettivo finale resta sottrarre il territorio al controllo di chi gestisce le discariche e la valorizzazione del percorso naturalistico ciclopedonale, che costeggia il fosso” – concludono.

















