Colpi di mannaia contro la nuora: braccialetto elettronico all’ultra 80enne, voleva ucciderla

La donna salvata da un maresciallo fuori servizio che ha strappato la mannaia dalle mani dell'uomo. Ammissione omicida dell'ultra 80enne: "Peccato che non l’ho ammazzata"

Il quartiere romano di Bravetta è stato teatro di un episodio di violenza inaudita che solo per un caso fortuito non si è trasformato in tragedia. Una donna di 41 anni, dopo aver accompagnato i propri figli a scuola, è stata avvicinata dal suocero ultra 80enne che l’ha colpita più volte con una mannaia, prendendo di mira la testa e le mani.

La donna salvata da un maresciallo fuori servizio che ha strappato la mannaia dalle mani dell’uomo. Ammissione omicida dell’ultra 80enne: “Peccato che non l’ho ammazzata”

L’azione, rapida e feroce, è avvenuta in strada, lasciando la vittima in un lago di sangue davanti ai testimoni atterriti. Solo l’intervento provvidenziale di un maresciallo dei Carabinieri, libero dal servizio e presente sul posto per caso, ha permesso di disarmare l’anziano e bloccare un’aggressione che sembrava dettata da una precisa e lucida volontà di uccidere la donna.

L’intervento che l’ha salvato e il soccorso in codice rosso

Il militare è riuscito a immobilizzare l’ottantenne fino all’arrivo della pattuglia della Stazione di Roma Bravetta, mentre i sanitari dell’ARES 118 prestavano le prime cure alla donna. La vittima è stata trasportata d’urgenza all’ospedale San Camillo in codice rosso; sebbene le ferite al capo fossero profonde e numerose, i medici hanno fortunatamente escluso il pericolo di vita.

L’aspetto più inquietante della vicenda è emerso nei momenti immediatamente successivi al fermo, quando l’aggressore, lungi dal mostrare segni di pentimento, ha urlato con freddezza: “Peccato che non l’ho ammazzata”. Tale frase ha confermato agli inquirenti la volontà ferma dell’uomo di mettere fine alla vita della nuora, un proposito rivendicato quasi con orgoglio davanti ai presenti.

La decisione del GIP e il braccialetto elettronico

Nonostante la gravità del quadro indiziario e l’accusa di tentato omicidio, il gip di Roma Luca Battinnieri ha disposto per l’anziano la misura degli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico.

Nell’ordinanza si escludono le aggravanti della premeditazione e della minorata difesa, ritenendo plausibile che l’uomo abbia ceduto a un impulso estemporaneo, pur avendo recuperato l’arma nella propria abitazione situata poco distante. Tuttavia, il magistrato non ha usato mezzi termini nel definire la condotta dell’indagato, sottolineando come la volontà omicida fosse palese data la natura dei colpi sferrati a zone vitali. Senza l’intervento del carabiniere, difficilmente l’anziano avrebbe arrestato la sua furia in autonomia.

Il movente: anni di soprusi e la scelta della separazione

Le indagini hanno gettato luce su un contesto familiare degradato, segnato da quella che il gip definisce una “segregazione” durata anni. La vittima, esasperata dai continui maltrattamenti subiti all’interno delle mura domestiche, aveva recentemente manifestato la ferma intenzione di separarsi dal figlio dell’aggressore.

Sarebbe stata proprio questa decisione a scatenare la volontà punitiva del suocero, intenzionato a impedire la rottura del nucleo familiare a ogni costo. Questo scenario apre ora nuovi fronti investigativi che potrebbero coinvolgere anche il marito della donna, per verificare se esistano responsabilità pregresse in merito a una condotta maltrattante protratta nel tempo.

Verso l’accusa di tentato femminicidio

Un elemento di particolare rilievo giuridico citato nell’ordinanza riguarda la possibile configurazione della nuova fattispecie di tentato femminicidio, introdotta nel nostro ordinamento il 17 dicembre scorso. Il magistrato ritiene fondamentale approfondire se il gesto dell’84enne rientri in questa categoria specifica, vista la natura del movente e il contesto di controllo patriarcale in cui è maturato.

La volontà dell’indagato di uccidere la nuora perché “colpevole” di voler rivendicare la propria libertà personale è un elemento cardine che la Procura dovrà valutare con estrema attenzione nelle prossime settimane, mentre la vittima inizia il suo lungo percorso di recupero fisico e psicologico.