Pusher ucciso a Rogoredo: le bugie del poliziotto, arrestato per omicidio volontario

Le indagini smontano la versione della legittima difesa: il pusher non aveva armi e i soccorsi chiamati con 23 minuti di ritardo. Indagati anche 4 colleghi del poliziotto 

Il giovane pusher Abderrahim Mansouri

Dallo sparo nel boschetto di Rogoredo alla ricostruzione che ribalta la prima versione dei fatti. A quasi un mese dall’uccisione del pusher Abderrahim Mansouri, 28 anni, la Procura di Milano ha disposto il fermo per omicidio volontario del poliziotto, assistente capo, Carmelo Cinturrino, 42 anni, in servizio al commissariato Mecenate.

Le indagini smontano la versione della legittima difesa: il pusher non aveva armi e i soccorsi chiamati con 23 minuti di ritardo. Indagati anche 4 colleghi del poliziotto

Secondo gli inquirenti, coordinati dal procuratore Marcello Viola, la ricostruzione fornita dal poliziotto subito dopo il fatto non reggerebbe alla prova degli accertamenti tecnici e delle testimonianze raccolte.

Decisive sarebbero state le immagini delle telecamere, l’analisi dei cellulari e le dichiarazioni di diversi testimoni, oltre agli esami della Polizia scientifica.

La versione della legittima difesa

Cinturrino aveva sostenuto di aver sparato per difendersi: Mansouri, a suo dire, avrebbe impugnato una pistola.

Ma per la Procura il 28enne sarebbe stato disarmato. Accanto al suo corpo, secondo l’accusa, sarebbe stata collocata una pistola giocattolo recuperata successivamente, nel tentativo di rafforzare la tesi della legittima difesa.

Un elemento che avrebbe segnato la svolta nelle indagini, incrinando la versione iniziale condivisa anche da altri quattro agenti presenti durante il controllo antidroga. Per loro l’ipotesi di reato è di favoreggiamento e omissione di soccorso.

I 23 minuti prima dei soccorsi

Tra i punti più gravi contestati al poliziotto c’è il ritardo nella richiesta di aiuto. Dopo lo sparo — esploso da una distanza di circa venti metri e che ha colpito Mansouri alla tempia destra — sarebbero trascorsi 23 minuti prima di chiamare i soccorsi. Il giovane, di origine marocchina, è morto alle 18.31, circa un’ora dopo essere stato ferito.

Per gli investigatori, quel lasso di tempo potrebbe aver influito sulle possibilità di sopravvivenza.

Le ombre sul contesto

L’inchiesta avrebbe inoltre acceso un faro su presunti rapporti opachi tra il poliziotto e alcuni ambienti dello spaccio nelle zone di Rogoredo e Corvetto. Agli atti compaiono testimonianze che parlano di richieste di denaro agli spacciatori stranieri e di una presunta “protezione” riservata ad altri pusher italiani, pare in cambio di favori.

Intanto Carmelo Cinturrino resta in stato di fermo con l’accusa di aver ucciso volontariamente Abderrahim Mansouri.