Smantellata rete di amministratori che truffava anziani e incapaci tra Castelli romani e litorale. L’operazione condotta dai carabinieri del Nucleo Anti Sofisticazioni di Roma ha portato questa mattina, mercoledì 18 febbraio, all’arresto di otto persone indagate per aver sottratto alle vittime fragili oltre 500mila euro.
Smantellata rete di amministratori che truffavano anziani e incapaci in una vasta area situata a sud della capitale
Il sistema predatorio sgominato dai militari dell’Arma era spietato ed è stato capace di trasformare il dovere di assistenza in una vergognosa fonte di appropriazione indebita.
E’ quanto emerso nell’ambito delle indagini che hanno condotto il Gip del Tribunale di Velletri a spiccare il mandato di cattura che ha portato alla custodia cautelare in carcere per due persone e agli arresti domiciliari altre sei tra le località di Castel Gandolfo, Ariccia, Albano e Marina di Tor San Lorenzo.
Le accuse di cui dovranno rispondere gli interessati sono molto pesanti e vanno dal peculato, e falso sino alla circonvenzione di incapaci.
Al centro dell’inchiesta, due amministratrici di sostegno che ha operato in danno degli assistiti grazie a una rete di rete di complici tra parenti e conoscenti di persone fragili e anziane.
Dalla struttura abusiva alla truffa milionaria
L’indagine ha preso il via nella primavera del 2024, quasi per caso, durante un’ispezione in una comunità alloggio per anziani a Nettuno.
I militari si sono trovati di fronte a una struttura completamente abusiva, ma è durante le fasi di approfondimento dei criteri di gestione degli ospiti che è emerso l’impensabile. Le due amministratrici indagate avevano in cura quattro residenti della struttura, oltre a numerosi altri soggetti vulnerabili di cui gestivano interamente il patrimonio.
Pensioni di invalidità e assegni di inclusione venivano intercettati e drenati senza alcun criterio di trasparenza. Secondo gli inquirenti, le donne operavano in totale assenza di contabilità, agendo con la sicurezza di chi si sente intoccabile dietro lo schermo di un incarico fiduciario.
La crudeltà dell’abbandono
Ciò che rende il quadro investigativo particolarmente cupo è il contrasto tra il tenore di vita degli indagati e le condizioni delle vittime. Mentre le somme sparivano attraverso bonifici sospetti, prelievi in contanti e false dichiarazioni di prestazioni lavorative mai effettuate, gli anziani venivano abbandonati a se stessi.
Agli assistiti veniva destinata solo una minima frazione del loro denaro, insufficiente persino a garantire i bisogni primari. Gli inquirenti descrivono una realtà fatta di privazioni umilianti: persone private della possibilità di acquistare biancheria intima pulita o di ricevere le necessarie visite mediche, lasciate sole nel momento della massima fragilità.
Una rete di complicità
Il denaro sottratto non alimentava solo le tasche delle amministratrici. Il flusso finanziario, secondo i NAS, veniva parzialmente dirottato verso una galassia di collaboratori, parenti e volontari che gravitavano attorno a un’associazione di Grottaferrata e a un centro pensioni. Un vero e proprio sistema del malaffare che speculava sulla solitudine.
L’operazione ha messo fine a un incubo durato mesi. Le indagini proseguono ora per verificare se esistano altre vittime in una rete che sembrava estendersi su tutto il quadrante sud della capitale.


















