Il terreno sotto i piedi dei residenti di Roma Nord non è più una certezza, ma una minaccia costante che si manifesta con il fragore dell’asfalto che si spacca. Immaginate di svegliarvi all’alba e scoprire che la vostra auto, parcheggiata sotto casa, è sospesa nel vuoto, in bilico sopra un baratro d’acqua piovana e fango.
Dall’auto sprofondata nell’asfalto alle nuove voragini i residenti denunciano il silenzio di Acea e Comune
Non è la scena di un film catastrofico, ma la cruda realtà che ha colpito via Cesio Basso, trasformando un tranquillo quartiere residenziale in una zona rossa permanente. “La situazione delle voragini alla Balduina ha superato il limite della decenza, diventando il simbolo di un’inefficienza amministrativa, che mette a repentaglio la sicureza di migliaia di famiglie” – tra i commenti più soft che non si sono lasciati attendere.
Un passato che ritorna senza insegnare nulla
La memoria corre inevitabilmente a quel 9 ottobre 2018, quando una maxi apertura nel manto stradale di via Cesio Basso paralizzò il quartiere. In quell’occasione, l’intervento dei Vigili del Fuoco e della Polizia Locale fu immediato, con la chiusura della via fino al civico 7 e l’arrivo dei tecnici Acea per scongiurare il peggio.
Andrea Montanari, portavoce dem del XIV Municipio, espresse allora una preoccupazione che oggi suona tristemente profetica: le strade continuano ad aprirsi con una frequenza che spaventa. Eppure, a distanza di anni, ci ritroviamo a commentare dinamiche identiche. La mancanza d’acqua nelle abitazioni e la precarietà delle infrastrutture sotterranee non sono state risolte, ma solo tamponate con interventi di facciata.
Il collasso di gennaio 2026 e il fallimento della prevenzione
Arrivando ai giorni nostri, la storia si ripete con una precisione chirurgica. Nella serata di mercoledì 14 gennaio 2026, via Cesio Basso è collassata nuovamente. Questa volta il buco si è aperto a ridosso del marciapiede, mettendo in pericolo non solo i veicoli ma anche i pedoni.
La risposta delle autorità è stata, se possibile, ancora più avvilente: una pedana di legno posizionata sopra la voragine, quasi a voler nascondere il problema invece di affrontarlo. Un palliativo che, peraltro, non ha impedito al terreno di cedere ulteriormente sotto le piogge di febbraio, trasformando la buca in un piccolo lago che minaccia le fondamenta dei palazzi circostanti. Il cambiamento della viabilità verso via Festo Avieno è solo una pezza su uno strappo ormai troppo grande per essere ignorato.

La mappa del disastro tra via delle Medaglie d’Oro e via Balduina
Il cancro stradale però, non si ferma a una singola via. Anche via delle Medaglie d’Oro, arteria fondamentale per la viabilità del quadrante, ha subito limitazioni al traffico dopo il riscontro di nuovi cedimenti.
Il dipartimento Simu ha sollecitato Acea, ma il rimpallo di responsabilità sembra essere l’unica attività in cui l’amministrazione eccelle. Se guardiamo alla cronistoria recente, l’elenco è drammatico: via della Balduina ai civici 18 e 110, via Marziale, via Lattanzio, via Lucilio e via Tito Livio. Ogni angolo del quartiere sembra avere una ferita aperta nell’asfalto, un segno tangibile di un sistema di drenaggio e manutenzione che è ormai giunto al punto di rottura definitivo.
La rabbia dei residenti e il silenzio delle istituzioni
La pazienza dei cittadini è esaurita. Sui social e nelle strade, i commenti dei residenti sono taglienti e riflettono un senso di abbandono profondo tra chi si chiede perché l’Italia debba essere sempre il Paese che interviene solo dopo la tragedia, ignorando segnalazioni reiterate e protocolli di urgenza e l’inaccettabilità di un iter burocratico troppo lungo “Una macchina lenta e disinteressata, capace solo di stendere nastri arancioni mentre il sottosuolo si sgretola” – dichiarano dai social i residenti.
Non si tratta più solo di buche, ma della sicurezza strutturale di un intero settore urbano. Senza un piano straordinario di consolidamento e una revisione totale delle condotte idriche, la Balduina è destinata a rimanere il “quartiere delle voragini”, in attesa del prossimo, inevitabile crollo.


















