Sistemi informatici della Sapienza sotto scacco: l’ateneo corre ai ripari e blocca la rete per difendere i dati

I magistrati di piazzale Clodio ipotizzano il reato di accesso abusivo con l’intrusione nei sistemi informatici dell'ateneo

L’offensiva informatica che ha colpito l’infrastruttura tecnologica dell’Università La Sapienza è ufficialmente finita sotto la lente d’ingrandimento della magistratura capitolina. La Procura di Roma ha infatti annunciato l’intenzione di avviare un’indagine formale per fare piena luce sull’attacco hacker avvenuto nelle ultime ore.

I magistrati di piazzale Clodio ipotizzano il reato di accesso abusivo con l’intrusione nei sistemi informatici dell’ateneo

I pubblici ministeri di piazzale Clodio, agendo sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, sono attualmente in attesa di ricevere una dettagliata informativa da parte degli investigatori specializzati in crimini informatici. Solo dopo l’analisi di questo documento verrà aperto ufficialmente il procedimento penale, che si preannuncia incentrato sull’ipotesi di reato di accesso abusivo a un sistema informatico, un fattore che sottolinea la gravità dell’intrusione subita dall’ateneo più grande d’Europa.

La risposta dell’Ateneo e il blocco precauzionale dei sistemi

Subito dopo aver rilevato l’anomalia nei propri server, i vertici dell’Università La Sapienza hanno confermato ufficialmente di essere stati oggetto di un’incursione ostile. Per contrastare l’azione dei pirati informatici e prevenire danni irreparabili, l’istituzione ha adottato misure drastiche ma necessarie. È stato infatti disposto il blocco immediato e precauzionale dei sistemi di rete interni.

Questa procedura di emergenza è stata attivata con l’obiettivo prioritario di garantire l’integrità e la sicurezza dei database dell’università, che contengono una mole immensa di dati sensibili riguardanti migliaia di studenti, docenti e personale amministrativo. Il blackout informatico ha inevitabilmente causato rallentamenti nelle attività digitali, ma è stato considerato l’unico scudo efficace contro l’esfiltrazione di informazioni riservate.

Le indagini tecniche e l’accertamento delle responsabilità

Le attività investigative si stanno ora concentrando sulla ricostruzione del percorso utilizzato dagli hacker per violare le difese perimetrali della Sapienza. Gli esperti di cybersicurezza stanno analizzando i log di accesso e i flussi di traffico registrati prima del blocco cautelativo per identificare l’origine dell’attacco e l’eventuale firma di collettivi criminali noti.

L’obiettivo è capire se si sia trattato di un’azione dimostrativa o di un tentativo mirato di sabotaggio o riscatto. La Procura di Roma mira a stabilire non solo le responsabilità materiali, ma anche a verificare se vi siano state falle strutturali nella protezione dei sistemi che avrebbero potuto agevolare l’incursione, al fine di potenziare le difese future contro minacce simili.