Militari in mimetica, caschi, mitragliette e l’irruzione in un edificio. La seconda edizione degli “School Days – A MagicLand giocando s’impara!” in programma a maggio 2026 prometteva nel post di lancio scene militari, e di attacco. E tanto è bastato per scatenare caos e polemiche. Il motivo? Il pubblico destinatario ai due progetti didattici militareschi – tra cui uno specidico sul “metodo di combattimento militare” – alunni dalle scuole elementari in su, ossia dai 6 ai 18 anni.
“School Days, a Magicland giocando si impara”. Ma la scena d’attacco dei militari scatena la polemica: “La guerra in un parco giochi?”
Tra i primi a prendere posizione il gruppo Anagni per la Palestina. In una nota, il gruppo ha accusato MagicLand di voler insegnare ai bambini che la guerra è “necessaria” e che la violenza può essere un metodo legittimo di risoluzione dei conflitti.
“Un parco giochi dovrebbe essere un luogo di pace, non di guerra”, hanno scritto, aggiungendo che l’iniziativa potrebbe contribuire a radicare nei più giovani l’idea che il riarmo e la militarizzazione siano normali. Per il gruppo, la vera educazione che andrebbe proposta ai bambini è quella basata su “accoglienza, solidarietà, cooperazione e giustizia sociale”.
Il malcontento si è allargato a tal punto da spingere il sito a cambiare il lancio della comunicazione. Via i militari in assetto col mitra, e al posto una giovane sorridente in divisa.
Insomma il lancio della seconda edizione degli School Days a MagicLand previsti per il 14 e 15 maggio 2026 è cominciata col piede storto e si è dovuto ricorrere ai ripari. L’idea era quella di un progetto educativo che si rivolge agli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado, pensato per sensibilizzare i ragazzi su temi come la sicurezza, la legalità, la cittadinanza attiva e la prevenzione del bullismo, assicurano al Parco di Valmontone.
Ma è bastata quella attività con l’Esercito con l’immagine di caschi e mitraglietre a suscitare una pioggia di critiche sui social.
Non che sia stata messa in discussione presenza dell’Esercito, ma l’opportunità di introdurre una simulazione di azioni militari (con “individuazione, immobilizzazione e trasporto di un elemento ostile”) in un contesto educativo rivolto a bambini e ragazzi. I genitori hanno sollevato il rischio di “normalizzare la guerra” a partire dai sei anni, chiedendosi quale fosse il valore educativo di un’attività che implica l’idea di affrontare un “elemento ostile”.
“Come può un parco giochi diventare scenario di guerra?“, ha commentato qualcuno sui social, mentre altri hanno ironizzato sulla stranezza di una simile proposta in un contesto che dovrebbe essere all’insegna del divertimento.
Qualcuno ha scritto: “Oggi insegniamo ai bambini come irrompere in una casa, come l’IDF e l’ICE”, riferendosi a forze militari internazionali. Dopo il polverone sollevato, la locandina è stata rimossa dai canali social del parco, ma la polemica continua a tenere banco.
La posizione di MagicLand: un progetto educativo, non militare
In risposta alle polemiche, il parco ha emesso una nota ufficiale in cui difende il valore educativo dell’iniziativa. “Nessuna attività di addestramento o promozione della violenza”, ha dichiarato MagicLand, sottolineando che gli School Days hanno esclusivamente finalità educative e divulgative.
Il parco ha precisato che, anche se la partecipazione dell’Esercito e delle forze dell’ordine è prevista nell’ambito di attività informativo-educative, “nessuna simulazione di combattimento o scenari di guerra è stata mai pensata”. L’obiettivo del progetto, si legge nella nota, è sensibilizzare i giovani su temi come la legalità, la sicurezza stradale, la protezione dell’ambiente e la prevenzione della violenza di genere.
La prima edizione dell’iniziativa, svoltasi lo scorso anno, ha visto la partecipazione di diverse forze dell’ordine – dalla Polizia di Stato ai Carabinieri, passando per la Guardia di Finanza e i Vigili del Fuoco – con ottimi risultati, stando a quanto dichiarato da MagicLand. Le attività, infatti, sono state accolte positivamente da migliaia di studenti, insegnanti e famiglie.



















