Il silenzio di via Casilina è stato squarciato alle prime luci di sabato 17 gennaio da un boato che non ha lasciato spazio a speranze. All’altezza dell’incrocio con via del Ponte della Catena, nella periferia est della Capitale, si è consumato l’ennesimo dramma della strada. Intorno all’alba, tre veicoli sono rimasti coinvolti in una carambola violentissima. Per Umberto D’Epifanio, 61 anni, residente del quartiere e volto noto nel quadrante, l’impatto è stato fatale.
Umberto D’Epifanio è deceduto sul colpo, mentre un 19enne lotta tra la vita e la morte: cordoglio della comunità per il 61enne, ex allenatore di una squadra di calcio
L’uomo, che si trovava alla guida della sua Ford Fiesta, è morto sul colpo, rendendo vano ogni tentativo di rianimazione da parte dei sanitari dell’ARES 118 giunti sul posto.
La dinamica dell’incidente e i soccorsi
Secondo i rilievi effettuati dagli agenti del VI Gruppo Torri della Polizia Locale, intervenuti tempestivamente per i rilievi e la gestione della viabilità, la tragedia sarebbe stata innescata da un violento scontro frontale tra la Ford Fiesta di D’Epifanio e un’Alfa Romeo condotta da un giovane di 19 anni.
Dopo il primo urto, l’Alfa ha colpito una terza vettura, una Volkswagen Golf. Mentre il conducente della Golf è uscito miracolosamente illeso, il diciannovenne è stato estratto dalle lamiere in condizioni critiche e trasportato d’urgenza al Policlinico di Tor Vergata. Le indagini sono tuttora in corso per accertare se l’alta velocità, la scarsa visibilità o una manovra azzardata siano alla base della perdita di controllo dei mezzi.
Il “Tratto Maledetto” e le battaglie ignorate
Il dolore per la perdita di Umberto D’Epifanio si è trasformato immediatamente in rabbia politica e sociale. Il consigliere del VI Municipio, Emanuele Licopodio, nell’esprimere il cordoglio alla famiglia, ha sollevato un velo sulle ripetute e inascoltate richieste di messa in sicurezza.
Non si tratta infatti di una fatalità isolata, ma di un punto critico noto per la sua pericolosità. Tra le lacune più gravi denunciate dai residenti spicca la scarsa illuminazione, che rende l’asfalto una trappola durante le ore notturne e mattinali. Rossella Ciancotti, esponente del territorio in prima linea per la sicurezza stradale, ha ribadito come quel tratto sia “maledetto”, puntando il dito contro l’immobilità delle istituzioni centrali nonostante le continue sollecitazioni dei cittadini.
Un tragico precedente
La memoria storica del quartiere riporta alla mente un precedente speculare e terribile avvenuto esattamente nello stesso punto. Il 23 maggio 2009, all’incrocio tra via Casilina e via Ponte della Catena, un altro schianto frontale aveva strappato alla vita F.M., un motociclista di 37 anni.
Anche in quell’occasione, una Ford Fiesta e una moto Honda 300 entrarono in collisione mentre uno dei mezzi si immetteva sulla consolare da una via secondaria. Il fatto che a distanza di oltre quindici anni si debba piangere un’altra vittima nello stesso fazzoletto di asfalto dimostra, secondo i comitati locali, un fallimento sistemico nella gestione delle infrastrutture periferiche.
Pericoli diffusi e l’appello per via Mattè Trucco
La criticità non riguarda solo l’incrocio della tragedia odierna. La mappa del pericolo nel quadrante si estende fino a via Mattè Trucco 23, dove i residenti segnalano da tempo la pericolosità di un attraversamento pedonale quasi invisibile e sprovvisto di adeguata segnaletica luminosa.
La morte di Umberto D’Epifanio in queste ore di dolore, sembra essere diventata già il simbolo di una periferia che chiede di non essere considerata solo un corridoio di transito, ma un luogo dove la sicurezza stradale sia un diritto garantito. “Quante vite dobbiamo ancora piangere?”, è la domanda che riecheggia tra le vie del VI Municipio, mentre la comunità si stringe attorno alla famiglia D’Epifanio in attesa che, questa volta, alle lacrime seguano i cantieri.
L’ultimo saluto a Umberto D’Epifanio: il “Mister” che insegnava la vita attraverso il calcio
Oltre la cronaca fredda dello schianto sulla Casilina, emerge il ritratto umano di Umberto D’Epifanio, ricordato con commozione da chi lo ha avuto come guida sul campo. Non era solo un allenatore, ma un mentore capace di trasformare “gruppi di scapestrati” in uomini, prima al Mar.na e poi al Kolbe Ponte Mammolo, come lo ha ricordato l’amico Emanuele in queste ore.

I messaggi di cordoglio descrivono un uomo che, nonostante le sconfitte sul campo, non perdeva mai il sorriso, mettendo il divertimento e l’educazione davanti al risultato. “Riuscisti a farmi innamorare di nuovo del calcio”, scrive il suo ex allievo, ricordando i consigli e la fierezza negli occhi di un “Mister” indimenticabile.

















