Condannato a 21 anni il badante che uccise a Roma il suo assistito per un caffè

Condannato a 21 anni il badante che uccise un ex poliziotto ultranovantenne picchiandolo con violenza per futili motivi

E’ stato condannato a 21 anni il badante di origini cingalesi che, il 2 giugno del 2024 a Roma, uccise a calci e pugni Nicolò Caronia, l’ex poliziotto ultranovantenne che era affidato alle sue cure perché gli aveva chiesto di preparargli un caffè.

Condannato a 21 anni il badante che uccise un ex poliziotto ultranovantenne picchiandolo con violenza per futili motivi

Il 33enne Nawela Mahagama Rallaage Sachim Kevinda, quella mattina, in preda alcool e irritato dal modo in cui Caronia gli aveva chiesto un caffè, reagì massacrando il suo assistito con inaudita violenza e lasciandolo a terra in una pozza di sangue.

La Corte di Assiste di Roma ha ritenuto l’imputato, arrivato in Italia pochi anni fa in regime di protezione internazionale, responsabile del reato di omicidio volontario e lo ha condannato a una lunga pena detentiva.

Accolte, pertanto, le richieste del pubblico ministero secondo cui l’assassino ha agito con crudeltà nei confronti della sua vittima.

Il dramma si era consumato in un pomeriggio che avrebbe dovuto essere come tanti. Tra i due i rapporti erano tesi da tempo, segnati da provocazioni e silenzi ostili da parte del giovane assistente.

Quel giorno, però, la tensione è sfociata in tragedia. Dopo una mattinata tranquilla, Caronia aveva chiesto un semplice caffè per accompagnare il pranzo. Una richiesta banale che ha scatenato nell’imputato una furia incontrollabile.

L’uomo ha perso la testa, accanendosi sull’anziano con una crudeltà che ha lasciato i soccorritori sgomenti.

Dopo il pestaggio, il badante si è ritirato nella sua stanza, chiudendosi nel silenzio e nell’alcol, lasciando la vittima agonizzante a terra. A scoprire l’orrore è stato il figlio dell’ex poliziotto, Fabrizio.

Preoccupato dal fatto che nessuno rispondesse al telefono, si è recato d’urgenza nell’abitazione, trovandosi di fronte al padre in fin di vita e all’aggressore in stato di ebbrezza chiuso nella camera accanto.

Il ricordo di un servitore dello Stato

In aula, ad attendere il verdetto, c’era proprio il figlio dell’ex funzionario di polizia. L’uomo, che di professione fa l’informatico, ha scelto di non costituirsi parte civile, rinunciando a qualsiasi risarcimento economico.

Una scelta dettata da un profondo senso etico: la sua presenza costante alle udienze è stata una missione per dare spessore alla memoria di un padre che ha dedicato la sua vita alle istituzioni.

Caronia non era un uomo qualunque. Negli anni di piombo era stato protagonista di operazioni cruciali a Genova e nella Capitale. Durante i cinquantacinque giorni del sequestro Moro, non tornò a casa per due mesi, impegnato giorno e notte nella ricerca del covo delle Brigate Rosse.

Volevo vedere con i miei occhi che fosse fatta giustizia”, ha dichiarato Fabrizio visibilmente commosso dopo la lettura della sentenza.

Oggi lo Stato mi ha dimostrato di non aver abbandonato mio padre. La legge ha vinto”.

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