Crosetto supporta carabiniere condannato per la morte di un ladro a Roma: sul caso interviene anche l’Anm

Gesto di vicinanza del ministro della Difesa al carabiniere condannato per la morte di un ladro a Roma, mentre la magistratura difende il proprio operato contro le critiche pubbliche

Foto di repertorio

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha espresso solidarietà nei confronti del carabiniere Emanuele Marroccella, il vicebrigadiere condannato in primo grado a tre anni di reclusione e alla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, per aver ucciso, nel settembre 2020, un ladro in fuga a Roma. Marroccella – assistito dagli avvocati Paolo Gallinelli e Lorenzo Rutolo – rispondeva di eccesso colposo dell’uso legittimo delle armi.

Gesto di vicinanza del ministro della Difesa al carabiniere condannato per la morte di un ladro a Roma, mentre la magistratura difende il proprio operato contro le critiche pubbliche

Il carabiniere, in servizio al nucleo radiomobile del comando provinciale di Roma, aveva esploso due colpi di pistola in direzione del ladro dopo che quest’ultimo aveva ferito con un cacciavite il collega. La vittima Jamal Badawi – un siriano di 56 anni, noto alle forze dell’ordine e già colpito da tre decreti di espulsione – morì con un colpo che lo ha trafitto all’ascella mentre si slanciava per scavalcare un cancello.

Al carabiniere non è stato contestato di aver usato le armi e ucciso il ladro ma della colpa di aver sbagliato mira con colpi diretti a organi vitali.

La sentenza ha suscitato da subito reazioni contrastanti.

Crosetto al carabiniere: “Non sentirti mai solo”

L’Unione Sindacale Militare Interforze Associati (Usmia) oggi, a due giorni dalla sentenza, ha reso noto il contenuto della conversazione tra il ministro della difesa e il carabiniere.

Crosetto, secondo quanto riferito, ha telefonato a Marroccella, pronunciando parole che hanno avuto un forte impatto umano sul militare. “Continua a credere nello Stato e nella giustizia nei prossimi gradi di giudizio, non sentirti mai solo“, ha affermato il ministro. Marroccella ha descritto il tono della conversazione come quello di un padre, che gli ha offerto conforto e sostegno in un momento di grande difficoltà.

La telefonata mi ha dato il sollievo di cui avevo bisogno, un conforto dopo lo sconforto per la condanna. Quelle parole mi danno la forza per affrontare con serenità i futuri gradi di giudizio“, ha dichiarato Marroccella, sottolineando l’importanza di essersi sentito sostenuto dallo Stato.

Carmine Caforio, segretario generale di Usmia, ha accolto con gratitudine il gesto del ministro, sottolineando come questo rappresenti un atto di grande valore umano. “Questo non è un caso isolato – ha commentato Caforio – molti altri membri delle forze dell’ordine, dopo aver affrontato difficili processi giudiziari, hanno visto distrutte le loro carriere e le loro famiglie. È necessario che il governo lanci un segnale chiaro e concreto di supporto a chi rischia la vita per difendere la sicurezza dei cittadini“.

Anm Roma, no a delegittimazioni ruolo magistratura

In parallelo, la Giunta Esecutiva Sezionale dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) di Roma ha voluto prendere posizione contro un articolo che aveva criticato aspramente la condanna del carabiniere.

L’Anm ha scritto che “desidera esprimere alcune considerazioni sui contenuti di un articolo pubblicato oggi sul quotidiano La Verità, dal titolo ‘Militare condannato dovrà sganciare 125.000 euro ai parenti del criminale’.

Nell’articolo si commenta con toni particolarmente aspri la condanna emessa dal Tribunale di Roma nei confronti di un appartenente all’Arma dei Carabinieri, accusato di eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi, in seguito a un tragico evento che ha portato alla morte di un cittadino siriano durante un’operazione di cattura.

Il diritto di critica – si sottolinea nella nota – nei confronti delle decisioni giudiziarie è connotato irrinunciabile di un sistema democratico. Ma per essere tale, e non trasformarsi in una delegittimazione di una istituzione dello Stato, la critica deve essere informata e ragionata”.

In questo caso l’autore dell’articolo esprime opinioni sulla decisione del Tribunale senza conoscerne le motivazioni, che non sono state ancora depositate, e con espressioni assolutamente non adeguate alla delicatezza del caso (“Ci hanno insegnato che le guardie cacciano i ladri, ma sono i ladri a dettare legge ormai”).

La Ges Roma sente il dovere di ricordare che la vita umana è un bene assoluto e irrinunciabile di ogni persona, e che di fronte a tragedie come quella oggetto della decisione contestata, la magistratura ha il difficile e delicato compito di accertare i fatti e discernere le responsabilità, evitando di lasciarsi condizionare da semplificazioni o pregiudizi” si legge nella nota.

Registriamo, purtroppo, come il dibattito pubblico sui temi della giustizia, soprattutto in questa fase di avvicinamento al referendum, venga turbato con sempre maggiore frequenza da invettive.

Probabilmente vi è la convinzione che questa opera di quotidiana delegittimazione del ruolo della magistratura e della giurisdizione serva a rafforzare le ragioni della riforma costituzionale, senza comprendere, invece, quanto sia dannoso per i diritti e le libertà dei cittadini minare alle fondamenta il ruolo di una istituzione fondamentale dello Stato.

Esprimiamo la nostra piena solidarietà al collega coinvolto, auspicando che il dibattito sulla giustizia possa proseguire su basi di rispetto e buon senso” conclude la Giunta esecutiva sezionale di Roma.