Aggredita, sbattuta contro un muro, palpeggiata e solo per un soffio non stuprata. Una trentenne romana, ieri mattina, agganciata da uno sconosciuto nel sottopasso della stazione ferroviaria Tuscolana, ha rischiato una brutale violenza sessuale, se non fossero intervenuti dei passanti.
La vittima, una donna di 32 anni, è stata soccorsa dai passanti; l’aggressore, un giovane cuoco egiziano, è stato fermato poco dopo dalla polizia con l’accusa di violenza sessuale
E’ successo nella prima mattinata di ieri, lunedì 3 gennaio. L’aggressore – inseguito da un passante – e consegnato alla polizia si è rivelato un 23enne egiziano incensurato, aiuto cuoco in una attività per kebab.
Solo l’intervento di tre passanti, accorsi dopo aver sentito le grida della donna, lo hanno costretto alla fuga. La chiamata alle forze dell’ordine ha consentito un rapido intervento: la polizia è arrivata sul posto in pochi minuti, evitando che il giovane riuscisse a far perdere le proprie tracce.
Intorno alle 10.30 una pattuglia del commissariato Tuscolano ha raggiunto via Tuscolana, all’incrocio con via Veturia, subito dopo il sottopassaggio.
La donna era stata nel frattempo soccorsa da due passanti, un uomo e una donna, che l’avevano assistita dopo l’aggressione.
Un terzo testimone aveva tentato di inseguire il fuggitivo e, durante la corsa, aveva recuperato uno zaino nero lanciato dall’uomo. Inizialmente si pensava appartenesse alla vittima, ma si è rivelato un elemento utile alle indagini.
Lo zaino dell’aggressore
All’interno dello zaino c’erano abiti da lavoro con il logo di una rivendita di kebab. Grazie a questo dettaglio e alla descrizione fornita dalla vittima, gli agenti hanno avviato una ricerca nella zona, individuando il sospettato all’interno del bar della stazione Tuscolana, affacciato sulle banchine dei treni. Il giovane ha tentato di opporsi al controllo, rendendo necessario l’intervento di altre pattuglie dei commissariati Esquilino e Appio.
La donna ha riconosciuto senza esitazioni l’aggressore, prima tramite fotografie e poi di persona. Successivamente è stata accompagnata in ambulanza all’ospedale Vannini, dove è stato attivato il percorso di assistenza previsto per le vittime di violenza.

















