Diverse famiglie hanno deciso di entrare in una scuola abbandonata da tempo, a Roma per recuperare un edificio pubblico lasciato al degrado e trasformarlo in un rifugio sicuro e abitabile per comunità e bambini.
Un gesto di solidarietà ridà vita a una scuola chiusa da anni, creando un nuovo spazio protetto per bambini e famiglie
L’ex scuola Alberto Sordi si trova nel quartiere orientale di Torrevecchia, in Via Taggia e da anni non ospita più attività scolastiche o sociali.
L’azione è stata organizzata insieme al Movimento per il Diritto all’Abitare, con l’obiettivo di difendere il diritto alla casa e valorizzare spazi pubblici inutilizzati.
All’interno della scuola, lo scenario era drammatico, apocalittico: cavi tagliati, materiali distrutti, libri marciti e sporcizia ovunque, come documentano in modo chiaro le foto in questo articolo.
Prima di iniziare a sistemare l’edificio, le famiglie hanno scattato foto per mostrare al quartiere lo stato reale della struttura.
Molti residenti hanno verificato di persona le condizioni dell’edificio e hanno espresso solidarietà, portando coperte e generi di conforto.
Il gesto non nasce da una protesta ideologica, ma dalla necessità di trovare un luogo protetto e stabile dove vivere.
I bambini partecipano quotidianamente alla vita della struttura, che ora ospita spazi sicuri per giocare e socializzare, mentre gli adulti organizzano gli ambienti per renderli abitabili.
La mattina del 29 dicembre 2025, le famiglie hanno avviato la sistemazione dei locali, iniziando a trasformare la scuola in un luogo funzionante e protetto. L’occupazione ha permesso di restituire dignità a un edificio pubblico abbandonato da anni e di ridare senso a un bene comune dimenticato.

Con questo gesto, le famiglie dimostrano che la scuola può tornare a essere un bene comune, restituendo dignità a chi vive quotidianamente la periferia e trasformando un edificio abbandonato in un luogo sicuro
Le famiglie invitano tutti a partecipare e conoscere il progetto: il prossimo 6 gennaio 2026, a partire dalle ore 10, sarà possibile visitare la struttura e partecipare a una colazione solidale, osservando il lavoro in corso per rendere la scuola uno spazio condiviso e sicuro per bambini e quartiere.
Alle istituzioni viene rivolto un messaggio chiaro: Roma possiede troppi spazi pubblici inutilizzati che potrebbero diventare risorse per la comunità.
Il materiale recuperabile nella scuola può essere riutilizzato rapidamente per creare soluzioni abitative o spazi sociali, evitando che l’edificio diventi simbolo di degrado.
Scuola abbandonata da anni, il racconto di chi conosce la vicenda:
Sulla vicenda dell’occupazione della scuola di via Taggia interviene Mauro Gallucci, presidente dell’Associazione Guadalupe di Monte Mario, realtà impegnata da tempo nel sociale e nel sostegno alle persone più fragili.
Gallucci conosce bene la storia dell’edificio: durante l’amministrazione Alemanno è stato presidente della Commissione Affari Sociali del Comune di Roma.
Secondo la sua ricostruzione, la scuola Alberto Sordi è abbandonata dal 2016, quando gli alunni furono trasferiti in altri istituti della zona.
Da quel momento si sono susseguite discussioni, promesse e ipotesi di riqualificazione che però non si sono mai tradotte in interventi concreti.
L’edificio è rimasto inutilizzato per anni, andando incontro a un progressivo degrado strutturale.
La situazione è peggiorata ulteriormente nel 2023, quando è crollato il tetto della palestra, segnando un punto di non ritorno per la sicurezza e la conservazione dello stabile.
Un episodio che ha reso evidente l’assenza di manutenzione e di una reale volontà di recupero.

Come spiega Gallucci, “Questa scuola è stata abbandonata nel 2016 e gli scolari sono stati trasferiti in altre scuole di zona. Poi si sono fatte tante discussioni e di fatto i lavori di riqualificazione non sono mai stati fatti. Nel 2023 è andato giù anche il tetto della palestra della scuola ‘Alberto Sordi’ e da lì il degrado è aumentato in modo esponenziale”.
Pur dichiarando di avere una posizione critica rispetto alle occupazioni, Gallucci invita a distinguere tra il piano formale e quello sociale: “Io posso anche essere contro a un’occupazione, ma se ci sono famiglie che non hanno ancora un posto dove andare a dormire e che, tutto sommato, rendono di nuovo vivibile e abitabile un edificio abbandonato, sicuramente commettono un reato, ma non credo possano essere colpevolizzate o condannate”.

















