“Senza Ilaria non c’è più vita in casa”. Sono parole cariche di dolore quelle pronunciate da Flamur, il padre di Ilaria Sula, ascoltato come testimone nell’aula bunker di Rebibbia nel processo per l’omicidio della figlia, avvenuto lo scorso marzo in un appartamento di via Homs, nel quartiere Africano.
Omicidio Ilaria Sula, il dolore dei genitori in aula: “Senza di lei non c’è più vita. Samson aveva giurato…”
Davanti ai giudici era presente anche l’imputato, Mark Antony Samson, ex fidanzato della giovane e reo confesso. Ilaria, studentessa fuori sede, era scomparsa alla fine di marzo: il suo corpo è stato ritrovato alcuni giorni dopo in una zona isolata di Capranica Prenestina.
“Eravamo una famiglia molto unita, Ilaria ci raccontava tutto – ha ricordato il padre – Era nata il mio stesso giorno, il regalo più bello che potessi ricevere. Ora la casa è vuota”.
Nel corso dell’udienza, i genitori hanno ripercorso i momenti drammatici della scomparsa. Quel sabato mattina la famiglia si era recata alla stazione di Terni per accogliere Ilaria, che avrebbe dovuto raggiungerli, ma da quel treno la ragazza non è mai scesa. Il telefono risultava spento, un comportamento che aveva subito fatto scattare l’allarme.
“Le coinquiline ci dissero di stare tranquilli, che Ilaria era a Napoli con un altro ragazzo – ha spiegato Flamur Sula – ma non ci ho creduto. Non era da lei sparire così. Abbiamo denunciato subito la scomparsa”.
I giorni successivi, fino al ritrovamento del corpo, sono stati “i peggiori della nostra vita”. In questura, il padre ha raccontato di aver incontrato anche Samson: “Mi giurò che non sapeva nulla e disse ‘io non la toccherei mai’”.
“Mia moglie è svenuta e io non volevo più vivere”
Quando la polizia ha contattato la famiglia per convocarla, il timore si è trasformato in tragedia. “In questura, quando ci hanno detto che Ilaria era morta, mia moglie è svenuta. Io non volevo più vivere”.
Nel processo, la Procura di Roma contesta a Samson l’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi, dalla relazione affettiva con la vittima e dall’occultamento del corpo. Alla luce degli elementi raccolti, i pm, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, hanno richiesto e ottenuto il giudizio immediato.
Nel processo è stata accolta la costituzione di parte civile de l’Università La Sapienza, dove Ilaria studiava.
Nel frattempo la madre dell’omicida ha patteggiato una condanna a due anni per aver ripulito il sangue.

















