Centrali acustiche con il canto di oltre cento uccelli, esche vive e fucili puntati sulle rotte migratorie. Cacciatori di frodo e guardie venatorie infedeli: è un bilancio dell’orrore quello stilato dai Carabinieri forestali e dalla Lipu al termine dell’ “Operazione Recall”, la più vasta azione di contrasto al bracconaggio condotta negli ultimi mesi tra Roma e il suo hinterland.
Denunce, sequestri e richiami illegali: l’operazione dei Carabinieri Forestali con la Lipu per difendere gli uccelli migratori
L’operazione, giunta alla sua decima edizione, si è svolta tra ottobre e dicembre e ha interessato diversi territori del quadrante romano, in particolare le aree attraversate dai flussi migratori di allodole e tordi, specie che in autunno attraversano il Lazio e che da anni rappresentano uno dei bersagli principali della caccia illegale.
Il bilancio
Il bilancio finale parla di 19 persone denunciate, di cui 18 sorprese a utilizzare richiami elettronici vietati, strumenti in grado di riprodurre il canto degli uccelli per attirare gli animali e facilitarne l’abbattimento. Una pratica illegale che non solo viola la normativa nazionale ed europea, ma altera le rotte migratorie e provoca un impatto devastante sulla biodiversità: gli uccelli, stremati dal lungo viaggio, si posano a terra attratti dai richiami e spesso non riescono più a ripartire, morendo per sfinimento e mancanza di cibo.
Nel corso delle operazioni, condotte dal Gruppo Carabinieri Forestale di Roma con il supporto delle Guardie volontarie venatorie della Lipu, sono emersi anche due casi di abbattimento di specie protette, due denunce per manipolazione degli anelli identificativi dei richiami vivi e un caso di porto abusivo di arma da fuoco.
Imponente il quantitativo di materiale sequestrato: 18 fucili con relativo munizionamento, 9 richiami illegali, una rete per uccellagione e 30 allodole utilizzate come richiami vivi. Sequestrata anche fauna abbattuta illegalmente: 23 allodole, 17 tordi bottaccio, 2 piccioni e 5 merli.
Accanto alle denunce penali, sono state contestate 33 sanzioni amministrative, per un totale di circa 4.700 euro, relative a violazioni come l’omessa segnatura dei capi abbattuti sul tesserino venatorio, il mancato rispetto delle distanze di sicurezza, l’eccesso di carniere, l’uso improprio di mezzi fuoristrada e la mancata raccolta dei bossoli.
Tra i denunciati una guardia venatoria
Tra gli episodi più gravi, quello avvenuto a novembre nelle campagne di Palombara Sabina, dove i Carabinieri Forestali di Guidonia, intervenuti dopo aver localizzato il segnale di un richiamo elettronico,hanno denunciato una guardia venatoria volontaria. L’uomo, un 70enne romano, ha tentato di giustificarsi sostenendo di essere sul posto per fare birdwatching, ma è stato trovato armato di fucile, privo di binocolo e con quattro tordi appena abbattuti nel carniere.
Nel corso del blitz, esteso a un’ampia area tra la periferia di Roma e Guidonia Montecelio, erano emersi anche altri casi di bracconaggio. A Corcolle è stato denunciato un 25enne sorpreso a cacciare senza licenza, mentre nei pressi della Tiburtina un 60enne di Tivoli è stato fermato mentre utilizzava un richiamo elettromagnetico per attirare storni, specie la cui caccia è vietata.

All’inizio di settembre, invece, a Guidonia Montecelio, località Colle Rosa, era stata recuperata una vera e propria “centrale acustica”, un dispositivo in grado di riprodurre 148 versi di uccelli diversi, probabilmente utilizzata da più gruppi di bracconieri per intercettare gli animali lungo le rotte migratorie.
“Anche quest’anno la collaborazione con il Gruppo Carabinieri Forestale di Roma ha portato a risultati importanti nella lotta al bracconaggio in provincia di Roma – ha dichiarato Andrea Benvenuti, coordinatore regionale della Vigilanza Lipu –. I numerosi reati contestati dimostrano che la guardia non può essere abbassata: solo un sistema di controlli efficace e costante può garantire il rispetto delle leggi e la tutela della fauna selvatica”.
Si ricorda che l’uso di richiami elettronici è vietato dalla direttiva europea 2009/147/CE e dalla Legge 157/92, che prevede sanzioni penali fino a 1.549 euro di ammenda: il bracconaggio, infatti, rappresenta non solo un crimine contro gli animali, ma una minaccia al patrimonio naturale collettivo.


















