“Bruno lo Zingaro”, dalla boxe all’arresto: la caduta di Leonardo Bevilacqua

Leonardo Bevilacqua, dalla boxe al ritorno alla criminalità: arrestato per estorsione a Roma est

Leonardo Bevilacqua

Ritorno dietro le sbarre per il pugile romano Leonardo Bevilacqua. La sua storia, segnata da una lunga detenzione e da un tentativo di riscatto attraverso la boxe, sembra essere una parabola tragica che non trova il suo finale. Il pugile, 39 anni, noto nell’ambiente criminale con il soprannome di “Bruno lo Zingaro”, è stato arrestato nuovamente dai carabinieri di Frascati per il suo coinvolgimento in una pericolosa gang di estorsori che operava a Roma est.

Leonardo Bevilacqua, dalla boxe al ritorno alla criminalità: arrestato per estorsione a Roma est

Bevilacqua, che nel 2020 aveva cercato di rifarsi una vita dopo un lungo periodo di detenzione, era riuscito a trovare una sua dimensione nel mondo della boxe. Dopo aver trascorso sei anni in carcere, infatti, si era allenato duramente, ottenendo 11 vittorie su 12 incontri e guadagnandosi il soprannome di “Er Meraviglia” per la sua abilità sul ring. Ma la sua redenzione, purtroppo, non è durata a lungo.

Nel mese di aprile scorso, Bevilacqua è finito nuovamente nella rete della giustizia, ma questa volta non come atleta, bensì come capo di una banda di estorsori.

L’inchiesta dei carabinieri ha rivelato un piano illecito ordito insieme a tre complici: Rocco A., Massimo I. e Ivan S.. Il quartetto, a capo di una vera e propria “giustizia parallela”, faceva pagare somme ingenti in cambio di intimidazioni e minacce. Il modus operandi era semplice: dare il via a una serie di intimidazioni per costringere le vittime a pagare.

La richiesta di aiuto e l’estorsione

Il caso che ha portato all’arresto di Bevilacqua risale a un episodio avvenuto tra Zagarolo e Pantano, un’area di Roma est. Un padre si era rivolto a lui per vendicare la figlia, maltrattata da un giovane albanese. La richiesta di Bevilacqua era chiara: 15.000 euro per intimidire il molestatore, altri 15.000 per eliminarlo fisicamente. L’accordo si è chiuso con il pagamento della prima parte, ma la vicenda non si è conclusa lì.

Un mese dopo, il padre della ragazza è stato convocato da Bevilacqua e dal suo gruppo per un incontro in un ristorante di Valle Martella, dove ha preso vita l’estorsione vera e propria. A seguito di una provocazione nel locale, Bevilacqua ha chiesto un risarcimento di 37.000 euro per il danno subito, minacciando di “rubare” i mezzi di lavoro del padre e del genero.

Di fronte alla minaccia di violenza, le vittime hanno accettato di pagare 10.000 euro, consegnando il denaro a una stazione di servizio a Pantano. Ma la gang non si è fermata lì: in seguito sono seguite altre intimidazioni, tra cui una in cui il genero della vittima è stato minacciato di morte con una pistola puntata contro le gambe, mentre si trovava al supermercato di Tor Bella Monaca dove lavorava.

Le intimidazioni

Quando le intimidazioni sono diventate insostenibili, le vittime hanno deciso di denunciare l’estorsione ai carabinieri. Grazie alle foto segnaletiche, hanno riconosciuto subito Bevilacqua come il loro estorsore, svelando il suo doppio volto: da una parte l’ex pugile professionista, dall’altra il criminale che ancora una volta aveva ceduto alle sirene della strada e della violenza.

Una vita tra sport e illegalità

La vita di Leonardo Bevilacqua è segnata da un continuo pendolo tra il desiderio di riscatto e il ritorno all’illegalità. Dopo essere stato arrestato nel 2020 in un maxi blitz antidroga a Tor Bella Monaca, il suo nome era diventato tristemente noto nel quartiere. Ora il ritorno in carcere dopo la parentesi gloriosa sul ring.