Appalti e sequestri. Un’operazione dei carabinieri ha portato all’arresto di cinque persone accusate di scambio elettorale politico-mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso e altri crimini. Le indagini, condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, hanno svelato una rete di legami tra il clan camorristico Licciardi e il tessuto politico e imprenditoriale di Terracina, con risvolti anche in altre città italiane. Tra i sequestri effettuati, figurano beni immobili e attività per oltre 10 milioni di euro.
Operazione tra Roma, Napoli e Latina svela il coinvolgimento del clan Licciardi a Terracina, con arresti e sequestri per oltre 10 milioni di euro legati a estorsioni e scambio politico-mafioso
I carabinieri del Comando Provinciale di Latina, con il supporto di diverse unità territoriali e l’ausilio di un elicottero, hanno dato esecuzione a misure cautelari in diverse città, tra cui Roma, Napoli, Latina, Terracina e San Felice Circeo. Gli arrestati sono accusati di gravi crimini, tra cui estorsioni, trasferimenti fraudolenti di beni e turbamento delle libertà negli appalti pubblici.
Uno degli arrestati risulta essere un affiliato al clan camorristico Licciardi, una delle famiglie di camorra più influenti di Napoli, legata alla “Alleanza di Secondigliano”. L’operazione si inserisce in un’indagine iniziata nel giugno 2022, che ha rivelato come l’influenza del clan Licciardi fosse radicata non solo nel panorama criminale, ma anche in quello politico e imprenditoriale di Terracina.
Il legame tra politica e mafia
Le indagini hanno messo in luce il coinvolgimento di un pubblico ufficiale di Terracina che avrebbe cercato il sostegno del clan Licciardi per le elezioni amministrative del maggio 2023. Il funzionario pubblico e un membro del clan avrebbero minacciato un imprenditore, costringendolo a pagare una somma di denaro a titolo di “prestito usuraio”.
Le implicazioni per l’imprenditoria locale
In aggiunta agli arresti, le forze dell’ordine hanno eseguito sequestri di beni per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro. L’indagine ha infatti rivelato che diversi immobili, terreni e attività commerciali venivano fittiziamente intestati a terzi per mascherare l’effettivo controllo da parte dell’imprenditore coinvolto.
Tra i beni sequestrati figurano una galleria commerciale, un bed and breakfast, oltre 20 appartamenti e 3 terreni situati tra Napoli, Terracina, San Felice Circeo e Roma.

















