Il caso di Massimo Battaglia mette in luce il paradosso della gestione dell’emergenza abitativa a Fiumicino. Massimo attende una casa stabile dal 2000. L’Unione Inquilini lo segue dal 2020, dopo anni di sistemazioni in container a Maccarese, abitazioni private e, più recentemente, in Bed & Breakfast. Nonostante queste soluzioni temporanee, una sistemazione definitiva e dignitosa non è mai arrivata e a breve Massimo rischia di rimanere senza una casa, sfrattato.
Massimo aspetta una casa stabile da anni ed anni. Un caso d’emergenza alloggiativa persiste tra contratti scaduti, spese elevate e trasferimenti in strutture temporanee
Il problema principale è economico e strutturale: Massimo, tra il 15 e il 25 dicembre, dovrà lasciare il Bed & Breakfast dove ha vissuto negli ultimi mesi, dopo essere stato in un container e in un appartamento di soli 28 metri quadrati, in condizioni di degrado.
Nel dettaglio, il Comune di Fiumicino aveva preso in affitto la casa di Via Torre Alessandrina 108, intestando il contratto alla Cooperativa ‘Il Faro’, che si era fatta carico della gestione per conto del Comune. Massimo, che lavora saltuariamente come muratore e vive a Fiumicino da circa 40 anni, abitava in un appartamento di 28 metri quadrati, con affitto e utenze pagati al proprietario tramite la cooperativa per conto del Comune.
Una spesa significativa che, secondo Massimo, non ha risolto l’emergenza abitativa e anzi, da domani, lunedì 15 dicembre (e nel tempo limite di 10 giorni) dovrà andare via e sarà sfrattato.
Nonostante l’investimento di risorse pubbliche, Massimo attende da oltre vent’anni una soluzione stabile e dignitosa.
Negli ultimi giorni, Massimo ha ricevuto la notifica definitiva di sfratto, quella del 9 dicembre 2025, dopo aver trascorso gli ultimi tre mesi in un Bed & Breakfast: dal 15 dicembre diventerà perentorio il trasferimento impostogli dal Comune di Fiumicino.
La notifica ufficiale comunica che non potrà più rientrare nella casa di Via Torre Alessandrina, perché l’occupazione sarebbe illegale, Massimo non ne ha più alcun titolo e non potrà più stare neanche in un B&B.
L’atto di precetto di rilascio, a seguito della convalida di sfratto per morosità del Tribunale Civile di Civitavecchia, impone alla Cooperativa ‘Il Faro’ di liberare l’immobile.
Tuttavia, come chiarito dall’avvocato del proprietario, Massimo ha diritto a 10 giorni di proroga a partire dal 15 dicembre, data ufficiale dello sfratto, quindi praticamente fino a Natale, per andare via.
Il problema diventa anche personale e drammatico: entro questo termine Massimo dovrà trasferirsi in un’altra abitazione scelta dal Comune, una Casa Famiglia, senza possibilità di rientrare nella precedente abitazione.
La situazione genera ansia e incertezza, costringendolo ad affrontare un cambiamento forzato in una struttura collettiva.
Massimo racconta le difficoltà emotive legate ai continui spostamenti: “La cosa che mi fa spavento è che il Comune di Fiumicino, tre mesi fa, mi ha proposto di andare in un Bed & Breakfast e poi in un altro. Poi, quando mi è stato notificato dai vigili che era finita la locazione, mi hanno detto che dovrò lasciare anche la casa perché non mi spetta più nessuna forma d’assistenza sociale abitativa. Dopo tanti anni di intervento per emergenza abitativa, devo andare in una struttura per rifugiati e persone in grave stato di disagio, abbandonando il mio cane in un canile”.
La situazione che più fa soffrire Massimo è proprio quella di doversi separare dal suo amato cane, “Sette”: “Per me – dice quasi piangendo, con la voce strozzata dal dolore – dovermi separae dal mio cane, da ‘Sette’ è qualcosa di inimmaginabile, per me é come un figlio”.
L’Unione Inquilini Fiumicino segue Massimo con attenzione, sostenendo la necessità di garantire percorsi concreti per l’uscita dall’emergenza, senza lasciare le famiglie in precarietà o trasferimenti forzati in strutture collettive.
In particolare, l’Unione Inquilini richiede trasparenza nella gestione dei fondi e dei contratti, una soluzione abitativa stabile e dignitosa e una revisione seria delle procedure del pronto intervento sociale, affinché casi come quello di Massimo non si ripetano.

















