Non viene ammessa al concorso in Guardia di Finanza per il contesto familiare criminale, ma i giudici ribaltano la decisione. A emettere la sentenza che farà giurisprudenza il Tar del Lazio. I giudici amministrativi hanno annullato l’esclusione della giovane candidata dal concorso per allievi finanzieri, decisa dalla Guardia di finanza a causa del suo contesto familiare ritenuto “a rischio”.
Il Tar Lazio: “Niente esclusioni basate sulla famiglia. La valutazione deve riguardare solo la condotta della candidata”
Secondo i giudici amministrativi, non può esistere alcuna “automatica equiparazione tra il candidato e il contesto familiare di provenienza”, soprattutto quando non emergono elementi che colleghino la persona a condotte penalmente o eticamente rilevanti.
La vicenda risale al giugno 2023, quando la ragazza era stata esclusa dalla selezione per l’arruolamento di 1.673 allievi finanzieri perché ritenuta priva dei requisiti morali e di condotta.
Le vicende familiari
A determinare il provvedimento erano state alcune vicende riguardanti i familiari: il padre, denunciato negli anni ’90 per danneggiamento e appropriazione indebita e in seguito controllato in occasione di accertamenti di polizia; lo zio, con precedenti per associazione mafiosa.
La candidata, difesa dall’avvocato Giorgio Carta, aveva contestato l’esclusione sostenendo che si trattasse di un provvedimento immotivato, basato esclusivamente sul contesto familiare e privo di qualsiasi valutazione effettiva della sua storia personale.
Una posizione accolta dal Tar, che nella sentenza sottolinea come l’amministrazione non abbia indicato alcun elemento specifico riferito alla donna: “L’esclusione – scrivono i giudici – si fonda sul semplice rapporto di parentela, senza valutare che la ricorrente non convive più con il padre da anni e si è chiaramente allontanata dall’ambiente di provenienza”.
Il Tribunale ha giudicato “non ragionevole” pretendere che la candidata dimostri la propria estraneità alle condotte familiari recidendo ogni legame affettivo, perché ciò trasformerebbe il giudizio in una valutazione discriminatoria basata sull’origine geografica e sociale, anziché sulla condotta reale dell’interessata.
I giudici ricordano inoltre che eventuali valutazioni preventive devono poggiare su elementi concreti: le denunce a carico del padre risalgono al 1994, quando la ragazza era ancora bambina, mentre i successivi controlli di polizia, avvenuti tra il 2008 e il 2018, non mostrano alcuna influenza negativa sul suo percorso di vita.
Al contrario, la sentenza evidenzia diversi elementi a favore della candidata, incensurata e con una storia personale coerente con i valori di legalità richiesti dalla Guardia di finanza.
La difesa: “Decisione giusta, anche se ovvia”
Soddisfazione per la decisione è stata espressa dal legale, Giorgio Carta: “La sentenza ribadisce un principio che dovrebbe essere ovvio: nel nostro ordinamento non esistono responsabilità per discendenza. Le amministrazioni devono valutare la persona, non il suo albero genealogico. In questo caso mancava qualsiasi elemento oggettivo che potesse mettere in dubbio la moralità della ricorrente”.
















