È diventata definitiva la confisca dei beni riconducibili a Gianfranco F., 83enne figura storica dell’usura e del riciclaggio nella Capitale, finito al centro qualche anno fa dell’operazione Ragnatela. Il provvedimento, eseguito dal personale della Divisione Anticrimine – Sezione Misure di Prevenzione Patrimoniali della Questura di Roma, segue la recente pronuncia della Corte di Cassazione che ha confermato la confisca emessa dal Tribunale di Roma nel maggio 2023.
L’83enne romano, legato per decenni a usura e riciclaggio per conto di clan, perde definitivamente il patrimonio
L’uomo, attivo dagli anni ’70, è considerato un riferimento operativo per diverse organizzazioni mafiose: Camorra, ‘Ndrangheta, Cosa Nostra e perfino la “Banda della Magliana”.
Un ruolo che lui stesso, durante un interrogatorio, aveva sintetizzato definendosi “un uomo liquido”, sempre disponibile a mettere le proprie competenze al servizio del riciclaggio dei proventi illeciti di vari sodalizi criminali.
Gli investigatori hanno ricostruito decenni di attività usurarie, strette relazioni con figure apicali della criminalità organizzata e una disponibilità patrimoniale totalmente sproporzionata rispetto ai redditi dichiarati.
La sua posizione è stata ricostruita già nel 2021 dagli specialisti della Divisione Anticrimine nell’ambito dell’operazione “Ragnatela”, che ha portato alla luce un articolato sistema di accumulo illecito di ricchezze e investimenti, spesso schermati tramite terzi.
Prima il sequestro dei beni tra Roma e i Castelli
Il Tribunale di Roma aveva disposto il sequestro dei beni nel marzo 2021, trasformandolo poi in confisca nel maggio 2023 per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro. Dopo un lungo iter giudiziario, segnato da ricorsi in Corte d’Appello e in Cassazione, l’ultimo tentativo di impugnazione è stato dichiarato inammissibile dalla Suprema Corte il 18 novembre 2025, rendendo definitiva la misura ablatoria.
Tra i beni sottratti al cosiddetto “uomo liquido” figurano un complesso turistico–ricettivo a Rocca di Papa, oggi assegnato alla Protezione Civile; un’unità immobiliare nel quartiere Magliana, area storicamente sensibile sotto il profilo criminale e disponibilità finanziarie su vari conti per oltre 300.000 euro.
L’83enne, pur non essendo attualmente destinatario di misure limitative della libertà personale, resta una delle figure più emblematiche delle connessioni tra usura, riciclaggio e organizzazioni criminali a Roma.

















