Aids, triste primato per Roma: è allarme nella Capitale per il numero di nuove diagnosi 

Con l'allarme, la Capitale fa il suo ingresso nel piano di emergenza per mettere fine all’epidemia di Aids entro 5 anni

Roma registra oggi la più alta incidenza di nuove diagnosi di Hiv in Italia. L’allarme lanciato in queste ore ha confermato un quadro preoccupante a partire dai dati più recenti: con un tasso di 5,2 & di casi. La consapevolezza di questa situazione ha contribuito ad accelerare un percorso per mettere fine all’epidemia.

Con l’allarme, la Capitale fa il suo ingresso nel piano di emergenza per mettere fine all’epidemia di Aids entro 5 anni

Roma si sveglia con un dato che non può essere ignorato: la Capitale registra oggi la più alta incidenza di nuove diagnosi di Hiv in Italia. Un triste primato che suona come un campanello d’allarme e che costringe la città a un’accelerazione senza precedenti sul fronte della prevenzione, della diagnosi e della lotta allo stigma.

Con un tasso di 5,2 casi ogni 100mila abitanti e ben 267 nuove diagnosi nel solo 2024, Roma si trova davanti a una responsabilità che non può più essere rimandata. Da qui la decisione di entrare giocoforza ufficialmente nel piano internazionale che punta a fermare l’epidemia di Aids entro i prossimi cinque anni.

Il protocollo è stato siglato questa mattina dal sindaco Gualtieri, in un incontro che ha riunito istituzioni sanitarie, ospedali, università, Asl e associazioni. Con la firma della Dichiarazione di Parigi, Roma entra a far parte della rete delle città impegnate a dimezzare diagnosi tardive e nuovi contagi, rafforzare l’accesso ai servizi e supportare chi vive con Hiv. Un passaggio che arriva al termine di un percorso iniziato nel 2022 con la mozione approvata dall’Assemblea capitolina per il rafforzamento della prevenzione.

E il triste è temuto primato è arrivato, con una strada che ora è a senso unico, nonostante l’istituzione del Test Day e le campagne territoriali, e migliaia di test gratuiti realizzati grazie alla collaborazione con Farmacap e con le principali associazioni impegnate nella lotta all’Hiv.

L’adesione al piano internazionale significherà sostanzialmente l’ampliamento della rete di alleanze e la costruzione di un percorso più organico tra istituzioni, ospedali e comunità.

Un bivio decisivo nella lotta all’Aids: il monito dei microbiologi italiani

Nel World Aids Day, l’Amcli – Associazione microbiologi clinici italiani – lancia un messaggio netto: «L’Aids non è vinta» e il mondo si trova «a un bivio». L’obiettivo fissato dall’Oms di porre fine alla pandemia entro il 2030 è ancora raggiungibile, ma a patto di eliminare le disparità nell’accesso alla prevenzione, al trattamento e alla cura.

I microbiologi ricordano come, grazie ai farmaci sempre più efficaci, all’introduzione delle formulazioni long acting e agli strumenti diagnostici avanzati, l’infezione abbia oggi un profilo radicalmente diverso rispetto al passato. Ma avvertono che rallentare significherebbe compromettere «l’ultimo miglio». Conflitti, crisi globali, tagli ai finanziamenti e l’aumento della vulnerabilità rischiano infatti di mettere in discussione i progressi raggiunti.

Le criticità: diagnosi tardive e accesso ai servizi

Nel nostro Paese, sottolinea l’Amcli citando i dati Iss, lo scorso anno sono state effettuate 2.379 nuove diagnosi di Hiv, pari a un’incidenza di 4 casi ogni 100mila residenti, con una lieve inversione di tendenza negli ultimi anni.

La trasmissione sessuale resta prevalente e preoccupano le diagnosi tardive, che rappresentano ancora il 60% dei casi. Con circa 9mila persone che non sanno di essere infette, i microbiologi richiamano l’urgenza di mantenere alta l’attenzione, rafforzare prevenzione e diagnosi precoce e sostenere chi è più vulnerabile o ai margini dei percorsi sanitari.