Diciotto anni di fuga sono terminati ieri pomeriggio al Tufello, per il noto trafficante romano chiamato “nonno della droga”, un 64enne ritenuto uno dei vertici di un vasto traffico internazionale di stupefacenti. L’uomo, condannato in via definitiva dal Tribunale di Roma per traffico internazionale di droga, era ricercato dal 2006 e aveva continuato a sfuggire alla cattura spostandosi tra Sud America e Italia.
Il noto trafficante di droga romano deve scontare oltre 14 anni: era uno dei vertici di una rete di stupefacenti dal Sud America
L’uomo soprannominato il “nonno della droga” è Franco Pompili, noto per essere figura chiave del narcotraffico tra Sudamerica e Litorale romano. Era stato estradato dal Perù un anno fa dopo 18 anni di latitanza e durante la fuga in cui presumibilmente aveva cambiato svariati nascondigli, era poi finito in un rifugio ben protetto nel più totale anonimato nel quartiere Tufello.
Secondo le ricostruzioni del suo curriculum criminale, il 64enne fungeva da intermediario dei Fasciani per i contatti con i fornitori sudamericani, consolidando un ruolo centrale nelle rotte internazionali dello spaccio.
Alla latitanza dell’uomo, hanno messo definitivamente la parola fine gli agenti del III Distretto Fidene-Serpentara, con le indagini che hanno raccolto elementi per ritenere come il nonno della droga, fosse riuscito in tutti questi anni a mantenere un ruolo di coordinamento all’interno di una rete criminale radicata tra il Sud America e il Litorale romano.
Le spedizioni di cocaina sarebbero partite con regolarità dai porti sudamericani per approdare in Europa, trovando nella Capitale uno dei principali mercati di riferimento.
Un perno del narcotraffico tra Sud America e Roma
Secondo gli inquirenti, il latitante avrebbe continuato a gestire relazioni, contatti e flussi di denaro con sorprendente stabilità, nonostante arresti, sequestri e indagini avessero negli anni colpito parte della sua organizzazione. La sua cattura era diventata per questo una vera e propria sfida negli ambienti investigativi: l’uomo riusciva a non farsi localizzare, e a restare sempre legato a un network di appoggi che gli garantivano protezione, soprattutto nei Paesi oltreoceano.
Il rifugio al Tufello e la cattura
La svolta è arrivata nel quartiere del Tufello alla periferia est di Roma, già noto per l’elevata presenza criminale e per la forte diffidenza verso le Forze dell’ordine. Proprio qui, in una palazzina anonima, il “nonno della droga” aveva trovato il suo ennesimo rifugio, intercettato e controllato con un servizio di osservazione silenziosa, degli agenti del III Distretto che hanno studiando movimenti e accessi allo stabile fino a individuare l’uomo.
È stato riconosciuto mentre usciva con atteggiamento guardingo, circostanza che ha confermato i sospetti sulla sua identità, e nonostante l’esperienza accumulata in quasi vent’anni di fuga, non ha avuto possibilità di sottrarsi al rapido arresto, messo in atto prima che scattasse qualche piano difensivo.
Arresto, trasferimento e nuova vita giudiziaria
Dopo le procedure di identificazione e gli accertamenti di rito, l’uomo è stato condotto nel carcere di Rebibbia. Qui dovrà scontare una pena residua di 14 anni, 9 mesi e 28 giorni di reclusione, chiudendo formalmente un capitolo iniziato nel 2006.
La sua cattura rappresenta per gli investigatori un punto di svolta simbolico: non solo pone fine a una delle latitanze più longeve legate al narcotraffico romano, ma assesta anche un ulteriore colpo a quelle reti che, nel corso degli anni, hanno alimentato l’ingresso di stupefacenti nella Capitale.
Un capitolo si chiude, ma il suo arresto riporta inevitabilmente l’attenzione sulle ramificazioni ancora attive dei traffici internazionali e sulla capacità delle organizzazioni criminali di rigenerarsi.

















