Incidente mortale sulla Roma Fiumicino, il papà dello chef Andrea Righi cerca testimoni

Incidente mortale sulla Roma Fiumicino, la famiglia del 24enne di Monteverde lancia un appello alla ricerca di chi abbia visto qualcosa quella tragica notte

Si cercano testimoni di un incidente mortale sulla Roma Fiumicino avvenuto nella notte di martedì 14 ottobre scorso. Andrea Righi, chef in un ristorante del Pantheon, avrebbe compiuto 25 anni nei prossimi giorni e, invece, mentre all’1.45 era alla guida del suo motociclo è stato travolto e ucciso sul colpo dal conducente di un taxi fermatosi a prestare soccorso. Molti i dubbi che gravano su quanto sia effettivamente accaduto.

Incidente mortale sulla Roma Fiumicino, la famiglia del 24enne di Monteverde lancia un appello alla ricerca di chi abbia visto qualcosa quella tragica notte

Sulla base dei rilievi effettuati dalla polizia stradale la procura della Repubblica ha aperto un’indagine per omicidio stradale ma restano ancora molte zone d’ombra, proprio sulla dinamica della collisione in cui ha perso la vita Andrea che vive con la famiglia nel quartiere di Monteverde ma, quella notte, dopo aver smontato dal lavoro stava andando a trovare la zia nella località balneare di Focene.

I dubbi sulla dinamica dell’impatto

La famiglia, seguita dagli avvocati, sollecita chiunque abbia assistito all’impatto fatale o sia passato nei momenti successivi all’incidente avvenuto all’altezza del chilometro 11.600 dell’A91 in direzione di Fiumicino, a contattare le forze dell’ordine per fornire qualsiasi elemento utile a chiarire la dinamica lo svolgimento dei fatti.

Dopo tutti questi giorni e aver celebrato il funerale di Andrea -dice affranto il papà Claudio- non abbiamo ancora avuto notizie dagli inquirenti. Purtroppo nonostante la presenza sull’autostrada di apparecchi di rilevazione del tasso di inquinamento atmosferico nel punto in cui è morto mio figlio non ci sono, paradossalmente, telecamere di sorveglianza”.

Il tassista, risultato negativo ai test per alcol e droga, continua a ripetere di essersi trovato la moto improvvisamente di fronte al muso della macchina a causa di un’improvvisa caduta e di non essere riuscito a evitare Andrea deceduto sul colpo per i traumi da schiacciamento subiti. Ma -insiste Claudio Righi- è una ricostruzione che non ci convince affatto e chiediamo giustizia per metterci l’anima in pace e sapere come sono realmente andate le cose”.

Nessuna traccia sul luogo dell’incidente

La mattina successiva all’incidente il papà di Andrea è andato sul posto ma, con grande sorpresa, non ha trovato alcuna traccia di frenata e neppure segni lasciati sull’asfalto dalla scivolata o dal trascinamento del ciclomotore.

In quel punto la corsia di emergenza si assottiglia fino a scomparire e il guard rail dell’autostrada compie una deviazione verso la corsia di marcia. In base a quanto riferito dagli inquirenti l’ipotesi è che Andrea abbia involontariamente urtato con il manubrio la barriera di sicurezza e per questa ragione abbia perso l’equilibrio finendo sotto il taxi che sopraggiungeva da dietro.

Ma allora -si chiede ancora Claudio Righi- perché nel luogo della collisione non ho trovato segni? Neppure quelli che la manopola dell’acceleratore avrebbe dovuto imprimere quando ha toccato l’ostacolo che avrebbe fatto perdere l’equilibrio a mio figlio”.

“Mi auguro che chi ha visto qualcosa si metta in contatto con chi indaga -continua il papà- è anche possibile che una dashcam montata a bordo di un veicolo in transito abbia ripreso qualcosa. Andrea merita giustizia era un ragazzo generoso, conosciuto in tutto il quartiere di Roma dove viviamo, un grandissimo lavoratore”.

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