
Doveva essere un costosissimo parco urbano ma il Comune di Roma si è scontrato contro il muro di proteste alzato da diverse associazioni attive nella zona di Ostia Antica.
La vicenda del costosissimo parco urbano progettato dal Comune e che dopo il no di diverse associazioni locali diventerà un’area sosta anche a servizio degli scavi
L’amministrazione ha dovuto fare dietro front al cospetto di una comunità che da dieci anni chiede, a gran voce, la costruzione di un parcheggio destinato a ospitare 500 auto su via Giovanni Patroni a ridosso dell’area archeologica degli scavi. E quindi anche a vantaggio dei suoi numerosi visitatori.
L’Amministrazione capitolina, nell’ambito delle misure previste per la realizzazione del programma denominato “15 progetti per la Città dei 15 minuti”, finanziato con uno stanziamento complessivo di 23,6 milioni di euro, aveva approvato lo scorso anno una delibera che prevedeva un intervento di “microforestazione” da realizzare su un terreno, peraltro privato, nella zona di via Evans, non lontano dal borgo su cui svetta il castello di Giulio II.
“Volevano dare vita a un ennesimo parco pubblico destinato a trasformarsi in un serpaio incolto caratterizzato da un progressivo stato di degrado e di abbandono” dice Franco De Luca, presidente dell’Associazione Recupero Urbano che, insieme alle altre realtà civiche locali ha opposto un secco diniego nel corso delle procedure obbligatorie di confronto tra residenti e amministrazione là dove siano previsti interventi che comportino modifiche al piano regolatore.
Sulle barricate sono salite anche la Bocciofila di Ostia Antica, il Comitato di Quartiere Ostia Antica Saline, Ostiantica viva, Palio Ostia Antica, e Pro Loco Ostia Antica.
Il progetto, messo nero su bianco dal Comune di Roma Capitale, prevedeva la preventiva espropriazione di un’area privata che avrebbe comportato la cessione dell’80% dell’area da destinare a verde attrezzato in cambio di una compensazione edificatoria pari a un indice dello 0,1 mq/mq per il restante 20%.
“Una montagna di soldi buttati a nostro giudizio -incalza De Luca- anche perché è noto che a Roma, da diverso tempo ormai, le espropriazioni sono concesse con il contagocce e solo per interventi destinati, per esempio, al miglioramento della viabilità su superfici peraltro di dimensioni minime”.
La protesta, sostenuta anche dal X Municipio e dal suo presidente Mario Falconi, ha sortito l’effetto sperato e le risorse saranno adesso destinate alla realizzazione di un’area di parcheggio situata tra via Giovanni Patroni e via Capo Due Rami con la conseguente apertura di via Patroni al transito veicolare. Un piano importante, preceduto dalla realizzazione di lavori di messa in sicurezza della condotta fognaria interrata sottostante.
La scusa del cedimento della sede stradale alle origini di un parcheggio mai nato
“Per lunghi anni il pericolo di cedimenti della strada è stato -precisa De Luca- la scusa con cui gli enti responsabili si sono opposti all’apertura del collegamento viario che consentirà di accedere al posteggio utilissimo anche per chi, tra l’altro, visita la vicina area archeologica e di fine allo scempio della sosta selvaggia di veicoli esposti anche all’azione predatoria dei ladri che spaccano i finestrini delle auto anche per portare via pochi euro”.
“Il problema -prosegue De Luca- è stato definitivamente risolto grazie agli importanti lavori di consolidamento che sono stati eseguiti nei mesi scorsi e grazie all’impegno attivato in sede giudiziaria da alcuni residenti che ringraziamo per aver mantenuto una linea di fermezza”.
“Siamo contenti del ripensamento con cui l’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia ha formalizzato la decisione di accantonare la realizzazione del parco di via Evans a favore di un’opera molto più importante, ma è anche vero che in un Comune ‘normale’ l’interesse collettivo avrebbe prevalso, sin dall’inizio, su un obbiettivo raggiungibile da moltissimo tempo”.
“Ci aspettiamo che il parcheggio di via Patroni/via Capo due Rami -conclude De Luca- consenta finalmente l’apertura al traffico di una strada sino a ora, di fatto, tenuta in ostaggio. Tutto è bene ciò che finisce bene”.
















