Nella zona di Pietralata in cui dovrebbe sorgere lo stadio della Roma sono presenti giardini privati, oltre a zone con vegetazione “arbustiva”, aree agricole e settori urbanizzati dove sorgono immobili e abitazioni ma non vi sono, per la quasi totalità della superficie interessata, zone boschive assoggettate a tutela ambientale.
Prosegue l’iter per la progettazione del nuovo Stadio della Roma ed emergono i primi nodi amministrativi da sciogliere in vista della sua effettiva costruzione
E’ quanto emerge dalla relazione tecnica depositata su richiesta del Comune di Roma dal presidente dell’ordine nazionale dei dottori Agronomi e forestali (Conaf), Mauro Uniformi, per verificare l’eventuale presenza di aree protette nell’area di circa 27 ettari dove dovrebbe essere costruito l’impianto destinato alla formazione giallorossa.
Un impianto che dovrebbe sorgere a ridosso della Stazione ferroviaria Tiburtina tra via Tiburtina Sud, via dei Monti di Pietralata Ovest, via dei Monti Tiburtini nord e via dei Durantini est in un’area adiacente a via Tiburtina, di fronte all’ospedale Pertini.
Il progetto in corso di stesura prevede la costruzione di un impianto polifunzionale da 55.000 posti, ampliabile fino a 62.000.
Indagini archeologiche
Nella relazione depositata dall’agronomo non viene rilevato alcun ostacolo attinente all’assetto del verde negli stessi settori di terreno oggetto di ulteriori indagini archeologiche.
La maggior parte dei sedimi analizzati, precisa il documento, “sono caratterizzati da aree agricole, aree urbanizzate con immobili e giardini privati e aree con vegetazione arbustiva e/o erbacea comunque non riconducibili a bosco secondo quanto previsto dalla legge regionale 39 del 2002 e nella più restrittiva ed aggiornata definizione prevista dalla normativa nazionale”.
Boschi che sono tuttavia presenti per un totale di circa 3.47 ettari e in varie particelle divise tra loro ma che vengono definite “di scarso valore vegetazionale e naturalistico in quanto derivante da un ex coltivo/frutteto, invaso da vegetazione per lo più pioniera, sinantropica ed infestante, con qualche inserzione di esemplari autoctoni”.
Un appezzamento di esiguo interesse naturalistico che potrà essere recuperato dall’intervento di imboschimento compensativo che prevede la messa a dimora di nuove piante di maggior pregio in un parco centrale destinato ad abbracciare lo stadio e che avrà un’estensione di circa 7 ettari oltre che con l’infoltimento di altre aree agricole, situate in altri settori della città, per ulteriori 2 ettari.
Mentre la progettazione dello stadio prosegue prendono consistenza quelli che potrebbero rivelarsi ostacoli non facilmente superabili lungo l’itinerario amministrativo propedeutico all’inizio dei lavori.
Un’importanza non trascurabile la riveste, senza dubbio, la presenza dei “giardini privati” indicati nel testo presentato da Mauro Uniformi perché, sino a prova contraria, gli stessi dovranno essere oggetto di procedure di espropriazione che, come è noto, sono suscettibili di allungare e di molto la realizzazione di infrastrutture di pubblica utilità.


















