La Terza Sagra del cappelletto accende il gusto della tradizione a Ostia Antica per un fine settimana dedicato alla gastronomia, ma anche alla riscoperta di un territorio un tempo malsano e paludoso che, agli inizi del Novecento, fu trasformato dai bonificatori provenienti anche dalla Romagna in una zona ricca dal punto di vista della produzione agricola.
La Terza Sagra del cappelletto romagnolo di Ostia antica tra stand dimostrativi e degustazioni in brodo anche vegetale. Polemiche sul rifiuto della location
Anche quest’anno l’evento promosso dalla Pro Loco di Ostia Antica, in collaborazione con l’Associazione Ostia Antica Viva, media partner Canale 10, e in programma domani, sabato 11 ottobre e domenica 12 nella ridente cittadina sorta nei pressi degli scavi archeologici riporta in auge tutte le virtù e la storia di un piccolo involucro fatto di pasta sfoglia, come nella ricetta romagnola, ma denso di varianti legate ai prodotti che i bonificatori provenienti dalla Romagna trovarono a livello locale.
Sarebbe meglio dire che si tratterà di una sagra de caplét, come si pronuncia nel dialetto tipico di quella regione nord Italia. Un dialetto parlato dai tantissimi operai che, nei giorni di festa o in quelli di riposo si sfamavano con il caplét lavorato da donne esperte dotate di braccia forti e abituate non solo al lavoro nei campi ma anche a stendere la pasta fresca per dare sostanza a un piatto che finiva sulle tavole delle famiglie provenienti anche da altre regioni d’Italia, dall’Umbria alla Sardegna passando per le marche.
I segreti e le differenze del cappelletto romagnolo di Ostia Antica
“Il cappelletto di Ostia Antica -dice Masina Pala, ristoratrice nonché esperta di lungo corso di questa specialità culinaria- nasce dalla necessità di preservare dall’oblìo una tradizione che si andava perdendo con la progressiva scomparsa delle donne che sapevano lavorarlo e che un tempo era una presenza fissa delle feste patronali o di quella dell’unità”.
“Il caplét è un lascito ai discendenti dei bonificatori ed è un’arte che non si può improvvisare iniziando dalla tecnica di impasto. Così è dalla fine di agosto che, coinvolgendo le giovani generazioni, abbiamo iniziato a preparare i circa 30mila cappelletti con cui celebreremo la sagra, io da sola ne ho lavorati circa 10mila”.
La continuità del prodotto tipico locale emerge in modo chiaro se si confrontano le due ricette che distinguono il cappelletto romagnolo dal cappelletto romagnolo di Ostia Antica. Caratteristiche dovute all’effettiva disponibilità degli ingredienti di base.
Gli ingredienti di base
“Le prime comunità di bonificatori -sottolinea Masina Pala- non potevano trovare in queste zone i prodotti tipici della loro terra e hanno adattato il caplét alla versione autoctona. Nel ripieno che in origine conteneva parmigiano reggiano, invecchiato 36 mesi, aggiunsero così un po’ di pecorino romano, invece dello ‘squaccherone’ romagnolo, un formaggio molto morbido inserirono lo stracchino e, in alternativa a quest’ultimo, anche un latticino di più facile reperimento come la ricotta di pecora. Su tutto scorza di limone grattugiata e una spolverata di noce moscata”.
“Di tutt’altra concezione anche l’impasto che, nel cappelletto originale veniva realizzato con farina del tipo zero zero, mentre nel cappelletto romagnolo di Ostia Antica vi si aggiunge la semola di grano duro largamente utilizzata nel Sud Italia”.
La storia della forma del cappelletto
Una storia lunga più di un secolo e le cui radici affondano nei secoli passati in cui si cela anche il segreto di questa forma di pasta così particolare arricciata a forma di ombelico ma che, sembra, in realtà fosse l’imitazione creata da qualche perpetua per ingraziarsi i favori di un vescovo creando il cappelletto in modo che imitasse il copricapo utilizzato dagli ecclesiastici forse in epoca forse medievale.
“C’è stata una contaminazione culturale connessa a un contesto religioso che si perde nella notte dei tempi -prosegue Masina Pala- e anche quest’anno dedicheremo uno spazio allo show cooking, non solo per mostrare ma facendo partecipare attivamente il pubblico e i più piccoli che interverranno alla sagra domani dalle 11.30 a tutte le fasi preparatorie del cappelletto romagnolo di Ostia Antica. Intorno alle 17.00 è in programma un video collegamento con il comune di Russi in Romagna per un’analisi più dettagliata delle due varianti di questa tipologia di pasta fresca”.
La degustazione
Domenica 12 ottobre a partire dalle 12.00 presso gli stand della manifestazione nello spazio della canonica di Sant’Aura, accessibile da via Gesualdo o dall’antico borgo, tra pentole fumanti e profumi dati dalla fragranza degli ingredienti del caplét inizieranno, sino a esaurimento del prodotto, le degustazioni del piatto tipico con un contributo di 12 euro che prevede anche un piccolo antipasto di focaccia e mortadella e di formaggio prima che venga servito il piatto con i cappelletti in brodo di carne o vegetale per i vegetariani.
Per chi vorrà evitare attese nella zona all’aria aperta, allo stesso prezzo calmierato di 12 euro sarà possibile degustare lo stesso piatto di cappelletti che viene servito agli stand, in tre attività ristoratrici della zona: Arianna al borghetto, l’Alimentari un tempo spaccio dei boniicatori e Coccodè.
Gusti diversi per chi volesse deliziare il palato con un gelato alla zuppa inglese che è un dolce tradizionale della Romagna, Drusilla nel borgo per un tagliere tipico, e Guido per gli amanti della piadina romagnola accompagnata da un dolce e dal caffè.

Una sagra ostacolata dalla Soprintendenza ai Beni culturali
L’edizione di quest’anno è stata preceduta da uno spiacevole, quanto inutile contenzioso, con la Soprintendenza del parco archeologico di Ostia Antica che, per ben due volte, ha bocciato la richiesta degli organizzatori di ospitare la Sagra in piazza della Rocca, centralissima e suggestiva location spesso teatro della presenza di troupe cinematografiche, non ultime quelle impegnate nella produzione delle nuove puntate della serie televisiva Emily in Paris. “In questo momento siamo molto contrariati dal doppio diniego ricevuto dai Beni Culturali – racconta Masina Pala – che, dopo aver respinto la richiesta di posizionare tre stand e alcuni tavolini all’interno del borgo con la motivazione che ne avremmo impedito la visione, hanno detto no anche alla possibilità di utilizzare, in alternativa, piazza Gregoriopoli”. “Ma poiché, al pari dei bonificatori, abbiamo grinta da vendere, alla fine abbiamo deciso di organizzare la festa nello spazio antistante la canonica di Sant’Aura per l’utilizzo della quale è stato sufficiente il via libera dell’autorità ecclesiastica”.

“Sinceramente non riusciamo a capire i motivi per cui la Soprintendenza autorizzi la presenza delle troupe televisive e cinematografiche in questi luoghi così suggestivi e poi opponga un granitico rifiuto allo svolgimento di una manifestazione che si richiama alle radici e alla storia del nostro territorio”. “Al di fuori di qualsiasi polemica faremo in modo di richiedere un tavolo di confronto con le amministrazioni competenti – conclude Masina Pala – per trovare una soluzione adeguata all’edizione della sagra del caplét del prossimo anno”.
















