Un blitz sorprendente all’interno del carcere di Frosinone ha portato al sequestro di quasi tre chili di hashish, nascosti con ingegno in una nicchia dietro una centralina idraulica. L’operazione ha stroncato sul nascere un tentativo di spaccio, scongiurando il rischio di una nuova spirale di dipendenza tra i detenuti.
Blitz contro la droga nel carcere di Frosinone, il recupero vicino alla lavanderia
Durante una perquisizione di routine, gli agenti hanno scoperto la droga nascosta dietro un muro della lavanderia, accuratamente occultata dietro la copertura di una centralina.
Non solo: in una cella è stato rinvenuto uno smartphone di ultima generazione, celato dietro uno specchietto modificato per fare da cassaforte artigianale.
I sindacati
Salvatore Izzo, segretario provinciale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), racconta con preoccupazione quanto sia alta la “creatività” dei detenuti nel cercare di introdurre sostanze proibite, ma sottolinea come nulla possa fermare la costante vigilanza degli agenti.
Donato Capece, segretario generale del Sappe, ricorda che questa è una battaglia complessa, aggravata dalla presenza di molti detenuti tossicodipendenti: “Serve una formazione più mirata per gli agenti e politiche concrete che vadano oltre il controllo, puntando all’inserimento in comunità terapeutiche — un percorso che risparmia risorse e offre nuove opportunità di vita“.
Capece propone di prendere esempio dal carcere di Rimini, dove da oltre vent’anni esiste una sezione dedicata al recupero, un modello che ha dimostrato di ridurre sovraffollamento e recidiva.
“Difendere la sicurezza nelle carceri significa anche dare una possibilità di riscatto — conclude Capece — La Polizia Penitenziaria è molto più di un controllo: è un pilastro fondamentale per un sistema che deve scommettere sul recupero e sulla dignità umana”.

















