Osteria Nuova, ponte e fontanile del ‘700 a rischio demolizione. Residenti: “Minacciata storia e identità del territorio”

Il ponticello sull’Arrone e il fontanile di Benedetto XIV potrebbero scomparire per far spazio a nuove rotatorie

Nella foto il ponte sull'Arrone e il fontanile - Fonte social free

Finisce sui social lo sfogo dei residenti di Osteria Nuova, dove un ponticello sull’Arrone e il fontanile di Benedetto XIV, potrebbero scomparire per far spazio a nuove rotatorie. I cittadini vogliono chiarezza sulla reale possibilità che questo simbolo della memoria collettiva venga sacrificato sull’altare di un modello urbano che appiattisce e cancella le radici.

Il ponte sull’Arrone e il fontanile di Benedetto XIV potrebbero sparire per far spazio a nuove rotatorie: i residenti vogliono chiarezza

A Osteria Nuova, nel quadrante nord-ovest di Roma, arriva da web la segnalazione di un piccolo ponte del Settecento sul fiume Arrone, che secondo la testimonianza del gruppo Primavalle e Roma ovest in rete, potrebbe essere  finito nel mirino dei prossimi progetti urbanistici.

“Quella che oggi appare come una semplice infrastruttura antica è in realtà una testimonianza preziosa del passato rurale e viario della zona – spiegano -, un frammento di memoria che racconta secoli di storia locale”.

Eppure, il destino del ponticello sembra già segnato: potrebbe essere demolito per lasciare spazio a una grande rotatoria prevista all’incrocio tra la Braccianese e il bivio per Anguillara.

A rischio anche il fontanile settecentesco

Il ponte non è l’unico monumento minacciato. Poco distante si trova il fontanile settecentesco realizzato all’incrocio tra la Via Braccianese e la Via Santa Maria di Galeria, su commissione di Papa Benedetto XIV per abbeverare i pellegrini, ma attualmente è privo d’acqua.

Questo monumento storico del 1748, insieme agli antichi sfiatatoi dell’acquedotto sono strutture oggi abbandonate e degradate, ma di grande valore storico e paesaggistico.

Osteria Nuova, ponte e fontanile del '700 a rischio demolizione. Residenti: "Minacciata storia e identità del territorio" 1

Anche loro potrebbero essere sacrificati in nome del “progresso” e dell’espansione urbana: “Un crocicchio ricco di storia e di storie cadrà sotto i colpi del finto progresso? Staremo a vedere. Certo, la speranza è l’ultima a morire – sottolinea la denuncia sul web -, ma sembra che nel quadrante di Roma nord-ovest si sia già deciso che la periferia sarà costituita esclusivamente da supermercati, rotonde, biodigestori e simili delizie. Per tornare a vedere qualcosa di bello si dovrà andare nei musei del centro”.

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Identità cancellata per fare posto ad altri centri commerciali

Questa vicenda non è un caso isolato. Fa parte di un modello di sviluppo ormai diffuso, che tende a trasformare le periferie in spazi anonimi, fatti di supermercati, rotatorie, biodigestori e cemento. Mentre il centro città diventa sempre più esclusivo e inaccessibile, protetto da varchi e regolamenti “su misura” per turisti e residenti facoltosi, le zone periferiche vengono destinate a ospitare discariche, outlet e architetture impersonali. Le uniche risorse autentiche – paesaggio, storia, archeologia – vengono sistematicamente cancellate.

Questa strategia urbanistica rischia di cancellare il senso stesso di “città” come organismo condiviso, trasformando i cittadini in semplici abitanti di spazi asettici e privi di identità. Con la distruzione dei luoghi storici scompare anche la memoria collettiva: le nuove generazioni cresceranno senza conoscere le proprie radici, dimenticando chi sono e da dove vengono.

“Al di là del Tevere sorgerà la città dei benestanti, costosa e inavvicinabile, grazie a varchi, telecamere, divieti e piani regolatori su misura per agevolare turisti, e speculazioni. Al di qua, invece, in periferia, arriveranno i centri commerciali e le architetture dei poveri con orrori di cemento” – scrivono i residenti.

Difendere il passato per costruire il futuro

Il ponticello sull’Arrone non è soltanto un manufatto antico: è parte integrante del patrimonio culturale e dell’identità del territorio. Difenderlo significa opporsi a un modello di sviluppo che spiana tutto ciò che è autentico e vitale.

Se non comprendiamo che anche un piccolo ponte del Settecento è prezioso quanto l’aria che respiriamo, saremo condannati a vivere in città sempre più brutte, omologate e disumane.

La battaglia di Osteria Nuova, dunque, è molto più di una questione locale: è la difesa del diritto a una memoria viva e a un paesaggio che racconti la storia delle origini di un territorio. Sui prossimi progetti ora, i residenti vogliano chiarezza e la rassicurazione che questi manufatti non spariscano per sempre.