Francesca Carocci, miocardite scambiata per ansia: due medici a giudizio

La giovane attrice Francesca Carocci venne mandata a casa con un antidolorifico: due medici a processo per omicidio colposo

Francesca Carocci

Aveva solo 29 anni Francesca Carocci, attrice teatrale romana con alle spalle già importanti palcoscenici come il Brancaccio e il Marconi. Una carriera in ascesa, sogni da coltivare e una vita apparentemente in salute. Fino al 28 febbraio 2024, quando un dolore al petto la porta a un pronto soccorso vicino casa. Ne uscirà poche ore dopo con una prescrizione per antidolorifici e una diagnosi di stato ansioso. Due giorni dopo, Francesca morirà in ambulanza per un infarto causato da una miocardite mai diagnosticata.

La giovane attrice Francesca Carocci venne mandata a casa con un antidolorifico: due medici a processo per omicidio colposo

Ora, a un anno e mezzo dalla tragedia, la procura di Roma ha ottenuto il rinvio a giudizio per omicidio colposo dei due medici che la visitarono quel giorno, due camici bianchi dell’Aurelia Hospital. Secondo gli inquirenti, quella morte si poteva evitare.

Una diagnosi sbagliata, una vita spezzata

La mattina del 28 febbraio Francesca si sveglia con dolori al petto. Chiama l’ambulanza e arriva in codice giallo all’Aurelia Hospital. I sintomi, per quanto persistenti, vengono interpretati come segni di ansia. Viene eseguito un elettrocardiogramma, ma — secondo la consulenza del medico legale Luigi Cipolloni — mostrava già segnali da non sottovalutare.

Nonostante ciò, nessun ricovero, nessun approfondimento. Solo un farmaco antidolorifico e il consiglio di riposare.

Il  primo marzo, Francesca sta di nuovo male. Il dolore toracico è più intenso. I genitori chiamano il 118. Ma è troppo tardi: la giovane attrice ha un primo arresto cardiaco in ambulanza, poi un secondo in ospedale. Muore poco dopo, nello stesso pronto soccorso che l’aveva dimessa 48 ore prima.

Le accuse della procura: “Non seguirono i protocolli”

Il fascicolo per omicidio colposo aperto dalla procura è stato ora trasformato in un vero processo. A decidere il rinvio a giudizio è stato il giudice per l’udienza preliminare, che ha accolto la ricostruzione della pm Eleonora Fini.

I medici, secondo l’accusa, non avrebbero rispettato i protocolli previsti in presenza di dolore toracico: in particolare, non vennero ripetuti gli esami degli enzimi cardiaci, nonostante il primo risultato fosse anomalo. E il tracciato dell’elettrocardiogramma, giudicato “non allarmante”, mostrava invece elementi sospetti.

Una condotta, sostiene la procura, “omissiva e superficiale”, che ha contribuito a un esito che poteva essere evitato se Francesca fosse stata tenuta in osservazione e sottoposta a ulteriori accertamenti.