Roma si ferma per la Palestina. Un corteo, con circa 100mila partecipanti, sta attraversando le strade della Capitale in occasione dello sciopero generale indetto dall’Unione Sindacale di Base (USB) a sostegno della popolazione di Gaza. Massiccia presenza di studenti, provenienti da licei e università. Una parte dei manifestanti ha bloccato l’ingresso della stazione Termini e poi invaso, il tratto urbano, la Tangenziale.
Studenti di scuole e università in prima linea nello sciopero generale per Gaza. Corteo partito da Termini tra slogan, bandiere e blocchi alla viabilità
Nelle stesse ore si stanno registrando a Milano tensioni tra i manifestanti pro Pal e le forze dell’ordine alla Stazione centrale. La polizia in tenuta antisommossa è entrata nella stazione, bloccando gli ingressi.
A Roma la situazione è sotto controllo, anzi sulla Tangenziale gli automobilisti hanno accolto i manifestanti con applausi e colpi di clacson.
Fin dalle prime ore del mattino, piazza dei Cinquecento si è riempita di giovani, attivisti, lavoratori e organizzazioni solidali con la causa palestinese. Il presidio statico iniziale si è rapidamente trasformato in un corteo che sta percorrendo via Cavour in direzione a Porta Maggiore.
La partecipazione studentesca è stata tale da spingere alcune scuole, come il liceo Morgagni di Roma, a giustificare le assenze degli alunni riconoscendo il valore umanitario e civile dell’iniziativa.
Durante il corteo non sono mancati cori e slogan duri contro il governo israeliano e i suoi alleati: tra le frasi più scandite, “Se bloccate la Flotilla, noi blocchiamo la città”.
Il riferimento è alla “Global Sumud Flotilla”, la missione umanitaria che tenta di portare aiuti a Gaza via mare. In prima fila anche i vigili del fuoco, che hanno sventolato la bandiera palestinese, simbolo di una solidarietà trasversale.
Zerocalcare e Diego Bianchi in corteo
Tra i presenti anche il fumettista Zerocalcare, da sempre vicino alle lotte internazionali: “La gente si dà strumenti che gli Stati non danno”, ha dichiarato ai giornalisti.
A sfilare anche altri nomi noti come Diego “Zoro” Bianchi, Valerio Mastandrea, il Piotta e Antonia Tuppo di “Mare fuori”.
Alla manifestazione ha partecipato anche una rappresentanza dei vigili del fuoco.

La grande partecipazione ha avuto impatti significativi sulla viabilità e sul trasporto pubblico: chiusi gli ingressi di Termini da piazza dei Cinquecento e via Giolitti, con un solo varco aperto su via Marsala; chiusa anche la fermata Repubblica della metro A. ATAC ha segnalato possibili riduzioni delle corse di bus e tram, mentre le linee metropolitane sono rimaste operative.
L’adesione complessiva del personale Atac allo sciopero nazionale di oggi, rilevata in mattinata, è stata del 23,7%. A comunicarlo l’ufficio stampa di Roma Mobilità.
Tante anche le serrande abbassate
Serrande abbassate, prenotazioni disdette da Trastevere a Monti. Non solo cortei e manifestazioni nel giorno dello sciopero a sostegno della Palestina: anche negozi di ogni genere e ristoranti decidono di ‘chiudere bottega‘ per oggi, in segno di protesta. Grande l’adesione a Roma dove, dal centro città alla periferia, alla mobilitazione si partecipa anche così.
“Oggi lasciamo le nostre serrande abbassate per unirci alle voci di disgusto per questo genocidio“, comunica attraverso i suoi social Al Turacciolo, un’enoteca romana del quartiere Centocelle. La stessa cosa succede in un’altra enoteca, Vigneto, nel quartiere Pigneto (“Siamo convinti che sia davvero un piccolo gesto necessario che ci auspichiamo possa essere condiviso il più possibile da tutti“, fanno sapere i proprietari), da Owine alla Montagnola, da Chourmo alla Certosa.
Chiusa Rumi Bottega Organica in via dei Fienaroli “a sostegno della causa palestinese” e l’Osteria Iotto a Campagnano. Giù le serrande dell’erboristeria Officina Mixis, della libreria per bambini Centostorie e della libreria Marini di via Perugia. “Lunedì sciopero per la Palestina” si legge sulla serranda abbassata di Di Vetro, laboratorio artigiano che realizza oggetti in vetri e ceramica a Centocelle.
E lo stesso cartello campeggia sul negozio di oggetti ‘handmade’ di Trastevere in via San Francesco a Ripa. E tengono le serrande virtualmente abbassate anche alcuni siti di shopping online, perché “non possiamo parlare di shopping mentre migliaia di civile subiscono bombardamenti, fame e violazioni dei diritti umani” si legge sulla pagina Instagram di uno di questi.



















