Fermate a Montecitorio quattro attiviste di Ultima Generazione: volevano manifestare per la Palestina

Con i cartelli in mano e pronte a iniziare uno sciopero della fame, quattro attiviste di Ultima Generazione bloccate dalla Polizia. Ora rischiano denunce e fogli di via

Roma, prime luci dell’alba. Piazza Montecitorio è ancora semi-deserta, il traffico romano non ha ancora preso il sopravvento. In quel silenzio sospeso, quattro giovani attiviste del movimento Ultima Generazione si avvicinano al cuore della politica italiana con cartelli stretti tra le mani.

Con i cartelli in mano e pronte a iniziare uno sciopero della fame, quattro attiviste di Ultima Generazione bloccate dalla Polizia. Ora rischiano denunce e fogli di via

Sopra, messaggi chiari: protestano contro quella che definiscono senza mezzi termini un genocidio in Palestina. Vogliono manifestare il loro dissenso in modo pacifico, dando inizio a uno sciopero della fame per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica.

Ma non fanno in tempo. Prima ancora che possano sollevare i cartelli, vengono fermate dagli agenti della Polizia di Stato.

Il blitz avviene con rapidità e senza esitazioni: la manifestazione non era stata preavvisata, quindi considerata illegale. Le giovani vengono bloccate sul posto, impedendo ogni forma di esposizione pubblica del loro messaggio.

Due di loro già note

Due di loro risultano già destinatarie di un foglio di via obbligatorio, che vieta loro di tornare nel Comune di Roma. La loro presenza nella Capitale è quindi una violazione di una misura di prevenzione già attiva, e per questo scatterà anche una segnalazione all’autorità giudiziaria.

Le altre due attiviste, invece, sono state accompagnate al Distretto di Polizia di Trevi: per loro è in corso un’istruttoria che potrebbe portare all’emissione di un analogo divieto di soggiorno.

Tutte e quattro saranno denunciate per manifestazione non preavvisata

Negli ultimi mesi, Ultima Generazione ha progressivamente ampliato le proprie battaglie, passando dall’emergenza climatica a cause più ampie, sociali e geopolitiche.

Quella di oggi voleva essere una protesta nonviolenta, ma carica di significato: una protesta di solidarietà con il popolo palestinese, proprio sotto le finestre del Parlamento.