Centro di accoglienza a Casalotti: arriva l’annuncio della sospensione del progetto

Le questioni sollevate che hanno portato alla decisione di sospendere il progetto del nuovo Centro di Accoglienza

Il Cas di Casalotti potrebbe non aprire. Sul tanto discusso progetto di un Centro di Accoglienza Straordinaria nella periferia nord-ovest di Roma, la presidente del Municipio XIII Roma Aurelio, Sabrina Giuseppetti, ha infatti annunciato che, dopo aver ascoltato le preoccupazioni dei residenti e grazie all’intervento delle istituzioni, il progetto è stato sospeso.

Le questioni sollevate che hanno portato alla decisione di sospendere il progetto del nuovo Centro di Accoglienza

Il Cas previsto a Casalotti aveva, come noto, suscitato forti preoccupazioni tra i cittadini, in particolare per la sua vicinanza ad una scuola e ad un altro Centro di Accoglienza già operativo nel quartiere, che ospita attualmente fino a 400 persone.

La situazione aveva sollevato timori riguardo alla sicurezza nella zona. Istanze legittime sollevate dai residenti, che avevano chiesto una maggiore attenzione per la gestione dei flussi di persone e l’impatto sul quotidiano vivere del quartiere.

La presenza di due strutture di accoglienza in un’area già densamente popolata sembrava aver creato un delicato equilibrio che, secondo i cittadini, rischiava di essere compromesso.

Il ruolo del sindaco e del prefetto

Una serie di questioni rilevanti e a quanto pare sufficienti a portare alla decisione di sospendere il progetto, confermata dalla Presidente Giuseppetti che in particolare, ha riferito come sia stato l’interessamento del sindaco di Roma Roberto Gualtieri e il prefetto di Roma Lamberto Giannini, a trovare la strada per una soluzione.

La mobilitazione dei cittadini

Un successo per i cittadini di Casalotti, che avevano manifestato contro l’apertura del nuovo Centro di Accoglienza Straordinaria in via Boccea 590, all’interno dell’ex Collegio Serafico Internazionale di Terra Santa e accanto all’Istituto Comprensivo Boccea 590.

La mobilitazione, organizzata dal comitato spontaneo “Casalotti Nostra”, si era svolta l’11 settembre in forma pacifica e apartitica, dove i cittadini non contestavano l’accoglienza in sé, ma denunciavano la saturazione del territorio, già segnato dalla presenza di altri centri e da carenze nei servizi essenziali.

In una petizione, firmata da oltre 2.200 persone, avevano anche chiesto chiarimenti alla Prefettura e maggiore trasparenza sulle procedure, sollevando dubbi anche sull’appalto affidato alla Croce Rossa.