Contingente militare nell’area di Malagrotta: l’ex discarica a rischio di atti criminali

I rischi collegati alle imminenti operazioni di bonifica dell'ex discarica, con le scadenze imposte dall'Unione Europea

Fonte foto Esercito Difesa

Il destino di Malagrotta, l’ex discarica di Roma che per decenni ha rappresentato un simbolo controverso della gestione dei rifiuti nella Capitale, subisce una svolta decisiva. A protezione del vasto sito, esteso su circa 230 ettari, è stato schierato un contingente di militari dell’operazione “Strade Sicure”.

I rischi collegati alle imminenti operazioni di bonifica dell’ex discarica, con le scadenze imposte dall’Unione Europea

La decisione è stata presa dal prefetto Lamberto Giannini in accordo con le autorità competenti, così elevando l’area a sito sensibile, e rendendo la sua vigilanza una priorità assoluta per le forze armate, in risposta ad una precisa richiesta del Commissario Unico per la bonifica, il generale Giuseppe Vadalà, con l’obiettivo di tutelare le delicate, imminenti e vaste operazioni di bonifica, cruciale per la Capitale e per rispettare le scadenze imposte dall’Unione Europea.

La storia dell’ex discarica più grande d’Europa

Dal 1973 al 2013, Malagrotta è stata la destinazione finale per una quantità impressionante di rifiuti urbani indifferenziati: fino a 5mila tonnellate di scarti provenienti da Roma e dai comuni limitrofi, nella discarica, che si estende per 161 ettari e che avrebbe dovuto cessare le attività già nel 2007, a causa del raggiungimento della saturazione e del superamento delle normative europee.

La sua chiusura effettiva come noto, è avvenuta solamente nel 2013, segnando l’inizio di una lunga e complessa fase post-operativa che ha visto, tra gli altri eventi, anche la chiusura degli impianti di trattamento a seguito dei terribili incendi nel biennio 2022 e 2023.

L’obiettivo: bonifica e sicurezza

La missione del Commissario Vadalà, è dunque quella di portare a termine l’adeguamento del sito alle normative vigenti, ed un passaggio cruciale di questo processo è rappresentato dalle operazioni di trivellazione per l’estrazione e il monitoraggio di massa, sia a livello chimico che fisico.

Attività che richiedono un ambiente di lavoro sicuro e protetto, sul quale vigileranno i militari del Raggruppamento Lazio e Abruzzo, il cui compito è quello di “prevenire e contrastare eventuali atti criminosi, sabotaggi o manifestazioni che possano interessare il sito” secondo quanto riferisce il Messaggero.

Un contingente di circa 15 militari è già operativo in loco. Sebbene le analisi attuali non segnalino rischi ambientali, il personale sarà dotato di equipaggiamento protettivo come maschere, occhiali e tute.

La parola al Commissario

Nel sottolineare l’importanza di questa collaborazione il Generale Vadalà ha ringraziato il prefetto Giannini per aver accolto la richiesta del prezioso ausilio dell’Esercito Italiano la cui presenza è cruciale per “garantire ai tecnici e alle maestranze di lavorare con lena e velocità in un ambiente sicuro e protetto”. 

Il Generale Giuseppe Vadalà, Commissario unico per la bonifica e la messa in sicurezza della discarica di Malagrotta, nominato dal Consiglio dei Ministri, dovrà coordinare tutte le fasi dell’operazione  con l’imminente l’avvio dei cantieri della bonifica, resa possibile grazie a un finanziamento governativo di circa 250 milioni di euro dal Fondo Coesione e Sviluppo, per i lavori di ripristino ambientale che dovrebbero concludersi entro la fine del 2025.