Svolta nell’inchiesta avviata dalla Procura di Roma sul furto e la diffusione di un video intimo che ritrae il conduttore televisivo Stefano De Martino insieme alla compagna Caroline Tronelli, ripresi all’interno dell’abitazione di lei a Roma. Le immagini, circolate online, sarebbero state sottratte illegalmente dal sistema di videosorveglianza dell’abitazione.
Non solo violazione della privacy: la diffusione del video potrebbe configurare il reato di revenge porn. Rischiano anche gli utenti che lo hanno condiviso
La nuova ipotesi di reato formulata dagli inquirenti è quella di revenge porn, un’accusa che si affianca o sostituisce quella iniziale di accesso abusivo a sistema informatico.
Un passaggio che evidenzia come il furto non sia stato casuale, ma mirato, con l’obiettivo di violare la privacy della coppia e, probabilmente, di monetizzare la diffusione del contenuto.
L’intrusione risalirebbe alla notte del 9 agosto, quando un hacker ha forzato il sistema di sicurezza della villa di Caroline Tronelli. Poche ore dopo, il materiale è stato diffuso su diverse piattaforme, in particolare su Telegram, dove ha rapidamente iniziato a circolare.
Indaga la Polizia Postale

Le indagini, ancora a carico di ignoti, sono affidate alla Polizia Postale e coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, con il supporto di un pool specializzato in reati digitali e violazioni della privacy. Oltre a identificare l’autore materiale del furto, gli investigatori cercano ora di capire chi possa aver avuto interesse a commissionare o favorire l’attacco informatico.
Alcuni profili social coinvolti nella diffusione sono stati oscurati subito dopo la denuncia, presentata dai legali di De Martino mentre la coppia si trovava in vacanza in Sardegna.
Tuttavia, nonostante l’intervento iniziale, il video continua a essere rilanciato in rete, in attesa di un provvedimento ufficiale del Garante della Privacy che ne vieti la diffusione.
Sanzioni anche per chi condivide
Va ricordato che, secondo la normativa italiana, anche chi condivide o riposta contenuti sessualmente espliciti senza il consenso delle persone coinvolte rischia sanzioni penali. Non è solo l’autore del furto a essere perseguibile, ma anche chi contribuisce alla propagazione del danno.

















