Notte di paura a Fiumicino, dove la merceria “L’angolo delle Idee” di via Trincea delle Frasce 186 è stata presa di mira da una banda di ladri. Il furto, avvenuto alle 4.30 del mattino del 4 settembre, è stato messo a segno con la tecnica della spaccata, provocando danni ingenti alla struttura e un grave contraccolpo per l’attività.
Furto con spaccata ai danni di una nota merceria di Fiumicino. La banda porta via poche centinaia di euro ma lascia dietro di sé danni ingenti e mette in ginocchio l’attività commerciale
Secondo quanto ricostruito, i malviventi hanno utilizzato una lastra di marmo per mandare in frantumi il vetro della porta sul retro. Da quell’apertura è poi entrata una sola persona, a volto scoperto, che si è diretta al fondo cassa portando via qualche centinaio di euro. Nonostante il bottino esiguo, il colpo ha causato una vera emergenza per il negozio: la rottura del vetro ha reso impossibile lo svolgimento di un corso previsto lo stesso giorno, costringendo la titolare a cancellare l’iniziativa.
Un precedente identico quattro mesi fa
Il furto del 4 settembre non è un episodio isolato. Esattamente quattro mesi fa, il 4 maggio, la merceria era stata già colpita da un altro blitz. In quell’occasione, i ladri avevano forzato un gancio che bloccava la stessa porta sul retro, rubando anche allora qualche centinaio di euro ma senza provocare danni strutturali paragonabili a quelli di oggi.
Questa volta, invece, l’assalto è stato molto più violento: il vetro distrutto, le schegge sparse ovunque e un danno economico notevolmente più pesante per l’attività, che si trova a dover fronteggiare costi imprevisti e una forzata interruzione delle proprie attività quotidiane.
Così si è espressa la titolare, Emanuela: “Quello che ci da estremamente fastidio, al di là del centinaio di euro sottoratto, sono i danni gravi alla struttura, dato che è il secondo colpo, a esattamente 4 mesi dal primo, l’unica differenza era stato l’orario, dato che quella volta avevano rubato sempre e solo denaro, ma entrando nel negozio alle 22.30 e rompendo un gancio che bloccava sempre la porta sul retro”.
“Ci crea molta insicurezza e malumore, dato che ci sentiamo bersagliati, oltretutto anche l’altra volta avevamo denunciato, avevamo dato le immagini alla polizia e purtroppo nulla si era risolto. Abbiamo oltretutto fatto un corso che si doveva tenere ieri dentro la nostra merceria, in uno scenario abbastanza apocalittico, ma non ci siamo fermati: la vera beffa che stavolta è stato spaccato un vetro con, probabilmente, una lastra di pietra presa per strada, facendo un danno maggiore, come a volerci punire”.
In conclusione, Emanuela racconta che “Stavolta, però, ci auguriamo che le tracce di sangue, sparse dappertutto, dentro al nostro negozio, ci aiutino a rintracciare il colpevole o i colpevoli. All’interno ne è entrato solo uno, questo dicono le immagini delle nostre telecamere interne e dovrebbe essere scappato a piedi. Io sono stata avvisata da un vicino che passava in piena notte e abita in una via a due passi dal negozio”.
Le indagini e un dettaglio rivelatore
I filmati di videosorveglianza sono già stati consegnati alla Polizia di Stato di Fiumicino, come era avvenuto per l’episodio di maggio.
Dalle immagini si nota chiaramente che ad accedere ai locali sia stata una sola persona, senza alcun tentativo di asportare merce o attrezzature, ma limitandosi al contenuto del registratore di cassa.
Un particolare cruciale emerso dalle indagini riguarda però l’esecutore: nello spaccare il vetro con la lastra di marmo si è ferito, lasciando tracce di sangue all’interno del negozio e nonostante non ci fosse un sistema di allarme dentro la merceria, il vicino ha subito allertato la titolare, permettendo l’arrivo della polizia di stato.
La scientifica di Roma è intervenuta sul posto e ha rilevato campioni biologici che potrebbero rivelarsi determinanti per risalire all’autore del colpo.
Un colpo che pesa più del bottino
Se il guadagno illecito della banda si misura in poche banconote, il danno per la merceria “L’angolo delle Idee” è invece enorme. Oltre ai costi per il ripristino, pesa soprattutto l’interruzione delle attività e il senso di insicurezza diffuso tra commercianti e residenti.
Un episodio che dimostra ancora una volta come, dietro al termine “spaccata”, si nascondano storie di ferite profonde per il tessuto economico e sociale del territorio.

















