Stupro al Parco di Tor Tre Teste, resta in carcere Sheikh Hydara, il 26enne di origini gambiane e in possesso di un regolare permesso di soggiorno, arrestato dai carabinieri grazie alle riprese delle telecamere di sorveglianza e al riconoscimento effettuato dalla vittima cui il giovane aveva, tra l’altro, rapinato il telefono cellulare.
Stupro al parco di Tor Tre Teste, l’indagato resta in carcere per il pericolo di fuga e di reiterazione del reato
È stato infatti convalidato il fermo e disposta la custodia cautelare in carcere per l’extracomunitario accusato di aver stuprato una donna di 60 anni nell’area verde situata alla periferia est della capitale.
La decisione è arrivata al termine dell’interrogatorio di garanzia effettuato dal giudice per le indagini preliminari questa mattina a Regina Coeli, dove l’extracomunitario, assistito dai suoi legali, Ilaria Narducci e Giuseppe Lufrano, ha tentato di giustificarsi affermando di non ricordare i fatti a causa dell’assunzione di droga.
L’episodio, avvenuto all’alba di domenica scorsa, ha scosso l’intera comunità del quartiere Prenestino.
La vittima, aggredita brutalmente mentre passeggiava nel parco, ha fornito una descrizione dettagliata che ha permesso alle forze dell’ordine di avviare le indagini. L’uomo ha ammesso la violenza ma di essere sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, un mix di cocaina e crack, acquistati poco prima nella zona di spaccio del Quarticciolo.
Giustificazioni che non sono bastate a convincere il magistrato soprattutto in relazione al pericolo di reiterazione del reato sulla cui si fonda, tra l’altro, la conferma delle misure cautelari adottate dai militari dell’Arma.
Durante l’interrogatorio, il Gip ha ritenuto validi gli indizi a carico del sospettato, evidenziandone anche il grave pericolo di fuga.
A pesare sull’uomo ci sarebbe infatti un’altra accusa di violenza sessuale. Poco prima di essere fermato martedì scorso il 26enne avrebbe avvicinato una donna di 44 anni in via Prenestina, con il pretesto di chiederle una sigaretta. Secondo la denuncia, l’avrebbe poi trascinata con la forza in un vicolo, costringendola a subire un’aggressione sessuale su un cumulo di rifiuti.
Anche in questo secondo caso, a inchiodarlo è stata la descrizione della vittima: un uomo di colore, con un cappellino e gli stessi abiti ripresi dalle telecamere di videosorveglianza. Le indagini ora proseguono per chiarire tutti i dettagli e confermare il quadro accusatorio che, al momento, appare solido.
E’ opportuno ricordare che qualsiasi persona fermata, denunciata, tratta in arresto, indagata o rinviata a giudizio in ogni stato e grado del procedimento penale deve essere considerata innocente sino alla pronuncia di una sentenza definitiva di condanna nei suoi confronti.
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