Solo frasi di circostanza ma non una parola sul ruolo del X Municipio nella conduzione dell’Ufficio di Scopo Litorale, pensato come “strumento il più adatto per coordinare le diverse articolazioni capitoline e le azioni promosse dai vari assessorati e dai dipartimenti”.
In una nota il Campidoglio definisce l’Ufficio di Scopo Litorale “il più adatto per coordinare le diverse articolazioni capitoline e le azioni promosse dai vari assessorati e dai dipartimenti”
Lo abbiamo anticipato nel nostro articolo di ieri e oggi è arrivata la conferma da parte dell’Ufficio stampa del Comune di Roma Capitale. La gestione dell’Ufficio di Scopo Litorale inizialmente affidata a interim, è stata confermata in via definitiva al vicecapo di Gabinetto del Sindaco di Roma, Nicola De Bernardini. Di fatto è un commissariamento del X Municipio che si occupa dell’area territoriale con il più basso indice di gradimento nei confronti del governo cittadino di Roberto Gualtieri.
Nella nota solo il pallido timore di un guizzo d’orgoglio da parte di Presidente e Giunta municipale fa esprimere “massima fiducia nell’amministrazione Falconi”. Per il resto, a parte la banalità di sottolineare che “la scelta di istituire l’Ufficio di Scopo per il X Municipio è stata condivisa con il presidente Falconi e con la sua amministrazione”, come se ci fossero altre opzioni praticabili di fronte al dictat di Gualtieri, c’è uno schiaffo pesante proprio contro il Parlamentino di Ostia.
La frase rivelatrice, infatti, indica che l’Ufficio di Scopo Litorale è lo strumento “il più adatto per coordinare le diverse articolazioni capitoline e le azioni promosse dai vari assessorati e dai dipartimenti, al fine di garantire maggiore rapidità e omogeneità nel processo di sviluppo e di rigenerazione già avviato nel territorio”. La nota, così, ribadisce che l’organo diretta emanazione del Gabinetto del Sindaco è il solo autorizzato a operare d’imperio rispetto anche alle iniziative di dipartimenti e assessorati capitolini. E il Municipio può solo assistere, senza neanche essere consultato.
Cancellate le battaglie di Pannella e degli autonomisti
L’accentramento delle deleghe “incompiute”, perché prive di uno specifico capitolo di spesa comunale e perché carenti di personale per la loro gestione, cancella con un colpo di spugna anni e anni di battaglie da parte degli autonomisti di Ostia. A capo dei quali si può erigere senza dubbio la figura di Marco Pannella. Il leader dei Radicali, personaggio carismatico della politica della Prima Repubblica, per uno strano caso del destino nel 1992, eletto consigliere municipale (all’epoca si chiamavano circoscrizioni), fu nominato presidente del Parlamentino di Ostia a capo di una coalizione di sinistra sorretta anche dall’astensione della destra.
Pannella arrivava alla guida del Palazzo del Governatorato dopo il referendum per il distacco da Roma del 1989, perso dagli autonomisti, e dopo la promessa di poteri decentrati da parte del Campidoglio in attuazione della legge 142/90. Cannucciari, assessore democristiano al Decentramento, ammise che quei poteri non potevano essere realmente esercitati perché non c’erano risorse economiche e di organico da affidare alla circoscrizione di Ostia.
In questo quadro Pannella, presidente al Palazzo del Governatorato per 100 giorni, fece un’operazione di grande valenza politica: a livello nazionale concesse l’appoggio dei Radicali al traballante governo Amato in cambio di un decentramento speciale ed effettivo sul verde pubblico e sulle spiagge della circoscrizione ostiense.
Quelle deleghe vennero attuate in modo singhiozzante, sempre per il solito problema della scarsità di fondi e di personale dedicati e ci volle Gianni Alemanno, presidente municipale Giacomo Vizzani, per rispolverarle . Nel 2010, in attuazione del Patto per Ostia, le deleghe vennero rafforzate e dotate di proprie “gambe”. Addirittura veniva concesso al municipio di Ostia il potere impositivo per l’organizzazione di tributi, come per esempio quello per la posa di strisce blu, sperimentazione che durò meno di un mese.
Con l’affermazione al potere del Pd, prima con Ignazio Marino, poi con Roberto Gualtieri, tutto il processo di decentramento dei poteri verso Ostia non solo si è fermato ma ha fatti importanti passi indietro. Fino a regredire nel tempo e arretrare di oltre trent’anni.


















