Il pavone che becca l’uva: scoperto un mosaico romano intatto sull’Appia Antica

Scoperto sull’Appia Antica un mosaico romano di rara bellezza del II secolo: al centro un pavone che becca l’uva. Il significato

Il mosaico rinvenuto sull'Appia Antica

Sull’Appia Antica riaffiora un mosaico che incanta per bellezza e significato. Al centro della composizione, un pavone – in tessere bianche e nere – becchetta grappoli d’uva che fuoriescono da anfore collocate agli angoli. Un’immagine ricca di dettagli e simbolismo, emersa durante gli scavi condotti dal progetto “Appia Antica 39”, coordinato dalla professoressa Rachele Dubbini dell’Università di Ferrara.

Scoperto sull’Appia Antica un mosaico romano di rara bellezza del II secolo: al centro un pavone che becca l’uva. Il significato

Il mosaico si trova in un ambiente pavimentato appartenente a una necropoli del II secolo d.C., scoperta grazie a una campagna di scavo iniziata nel 2022. L’area si estende lungo la valle dell’Almone. Il sito ha restituito finora numerosi elementi decorativi: pitture parietali, iscrizioni, mosaici con motivi geometrici e, tra questi, spicca il mosaico figurato del pavone.

È un’opera straordinaria, perfettamente conservata, che ci ha colpiti per la ricchezza della composizione”, spiega Fabio Turchetta, direttore dello scavo. “Il pavone, simbolo della vita eterna, si staglia al centro in un gesto delicato: becca l’uva da tralci rigogliosi. Intorno, contenitori che versano grappoli ai lati della scena”.

Il simbolismo dell’animale e della vite rimanda a un contesto culturale in trasformazione, in cui si mescolano elementi pagani e cristiano-giudaici. “Questo mosaico – aggiunge Dubbini – racconta una società in transizione, dove rituali e credenze si ibridano. Il pavone non è solo decorazione: rappresenta una visione dell’aldilà e un’identità culturale in evoluzione”.

Una scoperta importante

A rendere ancora più affascinante il mosaico sono i segni concreti dei rituali antichi: piccoli fori nel pavimento indicano dove venivano inseriti tubuli per le libagioni e le offerte alimentari ai defunti.

In alcuni casi, sono stati ritrovati persino i tappi in marmo che li chiudevano. Una pratica che dimostra come la ritualità non si sia spenta con l’avvento del cristianesimo, ma abbia trovato nuove forme di espressione.

Il fiume Almone, che scorre accanto alla necropoli, ha svolto un ruolo decisivo nella conservazione del sito. A partire dal IV secolo, l’innalzamento delle acque ha costretto all’abbandono dell’area, che è rimasta protetta sotto strati di riempimento. Proprio lì, due anni fa, è riaffiorato anche un altare funerario in marmo con iscrizione, ancora nella sua posizione originaria. Un altro tassello di una storia ancora da svelare.

La scoperta in centro

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Gli scavi a piazza Venezia

Solo pochi giorni fa altra importante scoperta archeologica in centro: durante gli scavi per la metro C sotto piazza Venezia sono riemerse delle insulae (resti di palazzi di epoca romana) e un tratto dell’antica via Flaminia.