ll Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha dato via libera alla demolizione dell’Area F del campo Rom di Castel Romano, confermando l’ordinanza comunale e sancendo la chiusura definitiva di un insediamento trasformato nel tempo in gravissimo rischio ambientale e sanitario. Sembrerebbe dunque ufficialmente una vicenda giudiziaria durata quattro anni, segnata da ricorsi incrociati e continui tra il Comune di Roma e la società proprietaria dei terreni, la S.A.S. s.r.l.
Il Tribunale dà ragione al Campidoglio: il campo rom di Castel Romano sarà smantellato, con costi suddivisi tra il settore pubblico e il proprietario dei terreni
Questa lunga storia inizia infatti nel 2021, quando il Campidoglio aveva per la prima volta ordinato lo smantellamento dell’Area F del cosiddetto “Villaggio della Solidarietà” per motivi igienico-sanitari e ambientali.
In seguito, il Tribunale aveva respinto le ragioni della società, che sosteneva di aver realizzato le strutture su indicazione dell’amministrazione, ribadendo che l’aspetto emergenziale prevale su ogni altra valutazione.
I motivi principali della demolizione sono certificati da numerose relazioni di Asl e Arpa Lazio: il campo Rom ha presentato accumuli di rifiuti, scarichi fognari a cielo aperto, presenza di escherichia coli e impianti di depurazione fuori uso. Il degrado è progredito negli anni fino a rappresentare un pericolo reale per la salute pubblica e l’ambiente.
Solo nel 2020 la Regione Lazio ordinò misure immediate, tra cui la bonifica, il controllo degli accessi e avvio della dismissione, accompagnati dal sequestro dell’area e nomina del sindaco come custode giudiziario.
La volontà politica di rimuovere l’insediamento durato vent’anni – dato che è sorto nel 2005 per trasferire famiglie di Vicolo Savini nell’area comunale di Decima Malafede – è quindi diventata un obbligo legale.
L’elemento centrale del verdetto odierno, i costi di demolizione e soprattutto come verranno suddivisi: il Tar conferma che le spese saranno ripartite tra il pubblico (Campidoglio) e il privato proprietario, richiamando una clausola di garanzia già prevista nell’ordinanza comunale.
Si tratta di una scelta che riconosce il ruolo del comune nella costruzione e gestione del campo nel corso di oltre due decenni, senza tuttavia mettere in secondo piano la priorità della tutela ambientale.
Con questa sentenza, l’Area F sarà smantellata e bonificata, e si potrà finalmente chiudere una pagina controversa della storia urbana di Roma. L’atto segna una svolta concreta, rendendo inevitabile il ripristino del sito, indipendentemente dagli sviluppi della disputa civile con i proprietari.
Restano però questioni aperte sul futuro delle famiglie coinvolte: ad oggi non è chiaro dove verranno trasferite, una situazione che solleva interrogativi importanti su politiche abitative e inclusione sociale.
Il giudizio del Tar dichiara infine che l’interesse pubblico alla salute e all’ambiente prevale sul contenzioso patrimoniale, confermando che lo smantellamento è urgente, necessario e inevitabile. L’esecuzione delle demolizioni dovrà ora procedere in modo rapido.

















