Guerra tra narcos a Roma, la faida arriva fino a sotto casa del boss Elvis Demce

Guerra tra narcos: bomba davanti casa del boss Demce, detenuto ma ritenuto ancora al comando

Elvis Demce

Una bomba rudimentale, ma potenzialmente letale, è stato ritrovato lo scorso 15 luglio davanti al portone di un appartamento a Colle Prenestino, nella periferia est di Roma. Un gesto chiaramente intimidatorio nella guerra tra narcos in corso a Roma: quella è la casa dove vivono la moglie e le figlie di Elvis Demce, narcotrafficante albanese attualmente detenuto nel carcere di Ascoli Piceno.

Guerra tra narcos: bomba davanti casa del boss Demce, detenuto ma ritenuto ancora al comando

Il giorno prima, il 14 luglio, era stato eseguito un nuovo provvedimento cautelare nei suoi confronti. Secondo l’accusa, nonostante fosse dietro le sbarre, Demce, di recente condannato anche a 18 anni di carcere, continuava a dare ordini, compresi sequestri di persona, a una rete criminale composta da sudamericani e albanesi. Per gli inquirenti, l’attentato è strettamente legato a questo nuovo capitolo investigativo.

La bomba non è esplosa, ma l’allarme è stato lanciato dalla moglie del boss, che si trovava in casa. L’avvertimento, insomma, è arrivato a destinazione. Proprio in quel balcone, tempo fa, Demce era stato immortalato in vestaglia mentre parlava con un affiliato, durante una delle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia.

L’ombra della faida tra clan

L’attacco a Colle Prenestino si inserisce in un’escalation di violenze che, secondo gli inquirenti, ha preso piede dopo il tentato omicidio di Giancarlo Tei, 27 anni, detto “Lallo”, broker della droga e amico fidato di Demce.

Tei è stato ferito alle gambe l’11 maggio scorso a Tor Bella Monaca da tre uomini armati con una pistola 38 Special: due domenicani e un colombiano. Nei loro cellulari sono stati trovati video di due sequestri avvenuti a giugno, legati alla guerra tra bande per il controllo delle piazze di spaccio.

I due sequestri

Il primo sequestro, il 2 giugno, sarebbe stato ordinato dal rivale di Demce, l’albanese Alban Cjapi, tramite Marco Porcino, un 35enne napoletano. Il secondo, il 19 giugno, sarebbe invece stato commissionato da Demce stesso dal carcere di Benevento, dove era detenuto prima del trasferimento ad Ascoli. La vittima sarebbe un uomo vicino a Fabrizio Fabietti, braccio destro dello storico boss ultrà Fabrizio Piscitelli, alias “Diabolik”, ucciso nel 2019.

Quell’uomo, attirato in un appartamento a Lanuvio, è stato picchiato, minacciato con una pistola puntata alla testa e costretto a scrivere nomi e movimenti del suo giro di spaccio. Ferito all’addome, è stato abbandonato in strada e ha raccontato ai medici di essere stato vittima di una rapina.

Una lunga scia di violenza

L’ordigno piazzato sotto casa di Demce non è un episodio isolato. A inizio gennaio, nella vicina zona della Borghesiana, si è verificato un altro attentato con bombe e colpi d’arma da fuoco.

Obiettivo: l’appartamento di Amine Mohamed Alaya, alias “Kalo”, tunisino 30enne con precedenti per droga. Anche lui era in casa per via della sorveglianza speciale a cui era sottoposto. Nessun ferito, ma due appartamenti sono stati dichiarati inagibili.