A Rocca di Papa si respira l’aria pesante della faida. Dopo l’omicidio di Franco Lollobrigida, freddato con un colpo di pistola alla schiena dal netturbino Guglielmo Palozzi, la cittadina dei Castelli Romani è sotto stretta sorveglianza. Due pattuglie dei carabinieri presidiano la piazza, mentre uomini in borghese controllano i vicoli e le zone più isolate. Il timore è che la tragedia si trasformi in una guerra tra famiglie.
Dopo la vendetta del netturbino che ha ucciso l’assassino di suo figlio, Rocca di Papa è sotto assedio: si teme la faida
L’alba della vendetta si è consumata alla fermata del Cotral, dove Guglielmo ha atteso e poi sparato a Lollobrigida, il 35enne condannato per l’omicidio di suo figlio Giuliano, morto nel 2020 dopo cinque mesi di coma, a seguito di un violento pestaggio per 25 euro. Cinque anni dopo, il dolore ha armato la mano del padre.
“Non è vendetta, è un’altra tragedia”, si disparano ora i familiari di Guglielmo. “Giuliano non tornerà comunque e Guglielmo, che era un nonno e un bravo lavoratore, è in carcere per omicidio… Non ha mai avuto armi, non sappiamo dove abbia trovato quella pistola. È sempre stato un uomo di famiglia, lavoro e fatica”.
L’attacco alla vittima
Ma i social non sembrano condividere la linea della pietà: in rete esplodono i commenti contro la vittima. “Giustizia è fatta”, “È arrivato il conto”, scrivono in molti. Per la famiglia Lollobrigida, oltre al dolore, arriva anche la gogna.
Un passato segnato da violenza
Franco Lollobrigida non era un estraneo alle forze dell’ordine. Oltre alla condanna in appello per la morte di Giuliano Palozzi, aveva sulle spalle un arresto per droga e uno per maltrattamenti: nel 2023 aveva trascinato la ex fidanzata nel bosco, gettandola in un burrone. Una spirale di violenza dalla quale sembrava uscire sempre, fino a ieri.
L’avvocato della famiglia Palozzi, Fabrizio Federici, ricorda bene quel processo: “In primo grado Lollobtrigida fu assolto, ma la Corte d’Appello ha ribaltato tutto: dieci anni per omicidio preterintenzionale. Le motivazioni usciranno a giorni. Troppo tardi”.
“Lollobrigida sfondò la testa a Giuliano, gli mandò un messaggio sprezzante e poi cercò di minimizzare tutto. Il trauma per la famiglia è stato immenso. Una ferita mai rimarginata”.
Un uomo semplice, trasformato dal dolore
Guglielmo Palozzi, 61 anni, era conosciuto da tutti: spazzino instancabile, allevatore di pecore, nonno amorevole. Nessuna passione per le armi, nessuna ombra sul suo passato. Martedì è uscito come sempre alle quattro del mattino. Qualche ora dopo, ha compiuto un gesto che ha scosso l’intero paese.
“L’ho visto poco prima che accadesse tutto, abbiamo preso un caffè insieme. Era tranquillo”, racconta il sindaco Massimiliano Calcagni. “Mai avrei immaginato una cosa simile”.
Ora Guglielmo è in carcere, accusato di omicidio volontario. Ma a Rocca di Papa il pensiero corre a ciò che potrebbe accadere dopo. Le famiglie sono spaccate, la tensione si taglia col coltello. Il dolore si è fatto arma. E la giustizia, per molti, sembra essere arrivata troppo tardi.




















