Colleferro piange Sergio Albanese, 66 anni, morto tragicamente nel pomeriggio di lunedì 7 luglio durante una giornata di lavoro che avrebbe dovuto essere come tante altre — ma che si è trasformata in tragedia.
A pochi giorni dalla pensione, Sergio Albanese perde la vita cadendo da una gru. Cresce la rabbia per l’ennesima morte sul lavoro
Sergio è deceduto dopo essere caduto da un’altezza di circa cinque metri, precipitando dal cestello della piattaforma elevatrice su cui stava lavorando alla tinteggiatura di un edificio in via Filippo Turati. Con lui c’era un collega, rimasto miracolosamente illeso.
Le prime ricostruzioni dei carabinieri parlano di un cedimento improvviso del braccio meccanico: un guasto fatale che ha catapultato entrambi a terra. Per Sergio non c’è stato nulla da fare.
La salma è stata trasferita al Policlinico di Tor Vergata per gli accertamenti di rito, mentre la gru è stata posto sotto sequestro.
Un uomo buono, un padre, un lavoratore onesto
Sergio Albanese era molto conosciuto e stimato in città: un lavoratore esperto, un uomo gentile, profondamente legato alla sua famiglia.
A pochi settimane dalla pensione, che avrebbe finalmente potuto godersi con i suoi cari, la sua vita è stata spezzata in modo assurdo e ingiusto. Lascia la moglie Ivana Ammanniti, i figli Giuseppe e Serena, e i nipoti, ai quali tutta la comunità si stringe in un abbraccio di dolore.
Il cordoglio del sindaco e il lutto cittadino
Profondamente scosso, il sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna ha proclamato per oggi, martedì 8 luglio il lutto cittadino, ricordando Sergio con parole accorate: “Colleferro perde un lavoratore edile, un padre di famiglia, un uomo di una generazione che ha costruito tutto con fatica, amore e dignità. La sua morte è uno squarcio nel cuore della città”.
Sanna si è fatto portavoce di domande che pesano come macigni: “Perché si è rotta la gru? Perché un uomo di 66 anni stava ancora lavorando in altezza? I soccorsi potevano arrivare prima? Troppe domande. Troppo dolore”.
Un dramma che non può restare un caso isolato
“La morte di Sergio riapre la ferita mai chiusa delle morti sul lavoro, spesso liquidate come incidenti, ma che nascondono gravi responsabilità: carenze nei controlli, dispositivi di sicurezza insufficienti, ritmi di lavoro disumani. In Italia, le cosiddette “morti bianche” colpiscono soprattutto i più fragili: operai, precari, lavoratori in subappalto, spesso invisibili“, ricorda una cugina.
“Morire a pochi giorni dalla pensione è un’ingiustizia insopportabile. È il segnale che qualcosa, nel sistema della sicurezza sul lavoro, continua a non funzionare. Le istituzioni, le imprese, i sindacati e l’intera collettività devono agire con determinazione: servono formazione, prevenzione, controlli rigorosi e pene certe per chi, per negligenza o convenienza, mette in pericolo vite umane”, aggiunge.
“Fai buon viaggio, Sergio”
In molti, sui social, hanno ricordato Sergio con affetto e commozione: “Dopo una vita di lavoro, meritavi la serenità della pensione. Invece, il destino ha deciso diversamente. Fai buon viaggio, Sergio”.

















