A partire dal 2026 il bollo auto, la tassa di proprietà che ogni automobilista deve versare annualmente, subirà delle modifiche importanti. Le novità sono contenute nel decreto attuativo della riforma fiscale approvato dal Consiglio dei Ministri.
Novità in arrivo per il Bollo Auto la tassa di proprietà che ogni automobilista deve versare annualmente. Nel 2026 cambieranno le regole.

Il governo con una misura contenuta nel decreto attuativo della riforma fiscale, ha approvato alcune modifiche in merito di bollo auto.
Le novità introdotte riguardano le modalità di riscossione della tassa. Non cambiano i criteri per il calcolo della cifra da versare annualmente, ma si modificano le scadenze.
Bollo auto, cambiano le scadenze per le auto nuove
Le novità saranno introdotte nel 2026 e valgono per le auto di nuova immatricolazione.

La novità stabilisce che per le vetture immatricolate dal prossimo anno il pagamento del bollo dovrà essere fatto entro l’ultimo giorno del mese successivo all’immatricolazione. Sarà valido per 12 mesi, quindi negli anni successivi anche la scadenza rimarrà sempre la stessa.
Si pagherà poi per l’intero anno anche se le regioni potranno decidere scadenze quadrimestrali per alcune tipologie di vetture.
Un’altra novità importante riguarda i veicoli sottoposti a fermo amministrativo, che finora erano esentati dal pagamento del bollo in base a una sentenza della Corte Costituzionale del 2017. Il nuovo testo chiarisce che la tassa automobilistica va pagata comunque, in quanto il fermo non deve più essere considerato fra i provvedimenti che rendono indisponibile il veicolo e che legittimano quindi l’esenzione dal pagamento.
Novità Bollo Auto: la norma non è ancora legge
Il testo della norma è stato approvato dal Consiglio dei Ministri come scheda di decreto legislativo che attua la delega fiscale “recante disposizioni in materia di tributi regionali e locali e di federalismo fiscale”.
Ora è all’esame delle commissioni competenti e dopo il parere il governo deciderà se introdurre eventuali modifiche con una seconda lettura del Consiglio dei Ministri.



















