Al via la terza edizione di Roma Vista Mare, la trasmissione estiva di Canale 10. E come prima ospite del programma, ideato e condotto da Giulio Mancini con la collaborazione di Elisa Clapier, c’è Monica Giandotti. Volto noto della Rai, ostiense doc, si dichiara innamorata del mare e, più specificatamente di Ostia che definisce la California del Lazio.
Intervista di Roma Vista Mare a Monica Giandotti, conduttrice Rai di UnoMattina, Agorà, TG3, Linea Notte e TG2 Post. I suoi esordi, il lavoro e la famiglia
Monica Giandotti, sposata con un giornalista, Stefano Cappellini, vicedirettore di Repubblica, è mamma di uno splendido bambino, Giulio. Appartiene a una famiglia di pionieri di Ostia: il nonno Odoardo è stato il fondatore dell’Ostiamare calcio oggi presieduta da Daniele De Rossi. Il papà, Massimiliano, è un noto avvocato penalista. Monica Giandotti ha iniziato la sua carriera giornalistica giovanissima e tra gli esordi c’è anche la nostra emittente, Canale 10, per approdare poi in Rai alla scuola di Michele Santoro. Da quel momento è stato un susseguirsi di successi: Agorà Estate nel 2018 e 2019, conduzione TG3 serale, Unomattina per due anni, ancora Agorà nel 2022, poi due stagioni di conduzione di Linea Notte TG3 e da aprile 2025 conduzione di TG2 Post.
Monica qual è il tuo rapporto con il mare? E con Ostia?
“Viscerale, si può dire. Nel senso che io al mare ci devo sempre tornare. Magari siamo distanti per un po’, però a un certo punto dico, no, fermi tutti, devo andare al mare, devo tornare al mare. D’inverno, d’estate, in primavera, in autunno. Non importa. Questo perché è casa mia, io sono nata qua e quindi. Ti dico una banalità, ci sono le mie origini, ma c’è anche qualcosa in più: mi pacifica in qualche modo la vista, l’odore, la sensazione di essere vicino al mare”.
Quando ti presenti agli altri come “nativa” di Ostia, che tipo di reazione noti nei tuoi interlocutori?
“Mi sembra che mi guardino e mi rispondano sempre con entusiasmo. Ostia qualcuno l’ha battezzata la California del Lazio. Io sono molto d’accordo con questa definizione. Dopodiché c’è anche qualcuno che critica, un po’ con la puzza sotto al naso. Tipo quelli che preferiscono Fregene a Ostia. Ma insomma, io sono sempre stata team Ostia e sempre lo sarò”.
Sei sposata con un altro giornalista, Stefano Cappellini, vicedirettore di Repubblica, e mamma di un bambino, Giulio. In famiglia vacanze al mare o in montagna?
“Al mare, ovviamente, senza ombra di dubbio, anche d’inverno andrei al mare. In realtà poi d’inverno non ho mai le ferie, quindi il problema non si pone, ma se potessi scegliere andrei al mare anche d’inverno”.
Moglie e marito che praticano la stessa professione, quella giornalistica: è un vantaggio o una sciagura?
“Io dico che è un vantaggio, nel senso che come nel caso, che ne so, dei medici, o degli attori che stanno insieme, si si capisce molto di più sul piano delle necessità anche familiari. Ho lavorato per tanti anni all’alba, poi ho lavorato per alcuni anni la notte, quindi in orari molto difficili. Stefano quando ha potuto mi ha molto aiutata, senza lamentarsi mai. Sì, tra ‘colleghi’ c’è la possibilità di capirsi un po’ di più”.
Tra i tuoi esordi professionali c’è stata anche Canale 10. Che ricordi hai di Monica Giandotti degli inizi?
“Beh, quelli di una ragazza con una grande determinazione, mi piaceva moltissimo questo lavoro, soprattutto mi piaceva all’inizio l’idea di sperimentare, perché chiaramente non conoscevo le infinite possibilità di interpretare il giornalismo. Ho iniziato intorno ai 18 anni, non a Canale 10. Mi piaceva tutto della redazione, mi piaceva addirittura il rumore del fax quando batteva il comunicato stampa. Mi piaceva stare al desk, mi piaceva uscire anche con 40 gradi di temperatura. E magari stare per ore ad aspettare che ne so l’intervista. Insomma mi piaceva tutto ed ero carica di determinazione ed entusiasmo, questo lo ricordo con chiarezza”.
Quindi la gavetta è stata importante?
“Ne ho fatta tantissima di gavetta. Quindi sì: è stata importante ed è importante per tutti. Eh ragazzi, non ci si può chiamare fuori quando vuoi fare un percorso di questo tipo. Non impari nulla così bene di come lo impari quando sei per strada, a farlo”.
Poi sei arrivata a collaborare con un maestro di questa professione, Michele Santoro.
“E sono arrivata a collaborare lì perché a un certo punto, guardate, banale, banale, sono andata a bussare in quella redazione. ‘Avete bisogno di qualcuno?’ ho chiesto. E all’inizio mi dissero: ‘Mah, veramente no’. Allora sono tornata la seconda volta e gli ho detto: ‘Magari adesso avete bisogno’. E pure quella seconda volta mi hanno detto no. Poi sono tornata una terza volta e Michele si mise anche a ridere: ‘Ma ti pare che abbiamo bisogno di te?’. Me lo disse, giuro, questa è storia. E poi a ottobre invece mi chiamarono perché serviva una cosa, un aiuto, una mano nella parte del casting. Quindi diciamo una redazione in cui sono entrata, si può dire dalla porta di servizio, dove però ho avuto la possibilità di imparare tantissimo direttamente da Michele. Insomma, era una Factory quella di Michele Santoro e io sono stata molto fortunata a farne parte”,
Quindi la caparbietà mi pare di capire che è una delle prime doti del giornalista?
“Direi di sì, direi proprio di sì. Eh già perché non è mica facile andare appresso a una notizia o raccontare una storia. Non è detto che ti rilascino l’intervista che vuoi, non è detto che alla persona che deve intervistare tu stia simpatica e quindi magari banalmente dice ‘No, io a te no, l’intervista non te la voglio dare’. Però se uno ci si mette di buzzo buono, con tenacia e caparbierà, secondo me ce la fa”.
Giornalista e mamma, quanto è compatibile questa convivenza?
“Fate queste domande agli uomini: quanto è difficile fare il padre e il professionista, il padre e il vicedirettore di un quotidiano, il padre e il medico? O il padre e qualunque altro mestiere? Perché ce lo chiedete sempre a noi? Questa cosa deve cambiare. Dopodiché la risposta è che, chiaramente, non è sempre facile. Perché bisogna organizzare la vita familiare o organizzare, diciamo, la serenità del bambino. Però insomma, in questi anni ce l’abbiamo fatta”.
E quanto sono importanti i nonni, allora?
“Dico i nonni sono fondamentali per tutte, per tutte quelle donne che lavorano”.
E passiamo alle domande di Elisa Clapier che si occupa della Graticola, come se ci fosse bisogno di ulteriore calore.
Qual è il più grande pregio di Monica Giandotti?
“E’ la capacità di adattarmi”.
Invece un suo più grande difetto?
“Un difetto è sicuramente che sono un po’ intollerante e aggressiva”.
Ah, ma un aggressivo attivo, aggressivo passivo?
“Attivo, attivissimo, Cattivissimo”.
C’è una verità su se stessa che ha imparato solo grazie a un nomento difficile?
“Sì, ed è il fatto che quando io ho attraversato una fase delicata, sono stata molto forte, sono riuscita ad essere molto forte, cosa che non pensavo di poter essere prima”.
Per i conduttori televisivi accade un po’ quello che succede per gli attori, cioè l’ansia per l’attesa di essere chiamati alla conduzione di una di una trasmissione come l’attesa di essere chiamati a interpretare un ruolo al cinema o a teatro?
“Secondo me no. Sono due mestieri secondo me diversi, anche sul piano psicologico. Sono mestieri diversi, nel senso che l’attore è un attore solo quando è su un set. E quindi fuori da quel set non è un attore. Io sono una giornalista che poi incidentalmente ha cominciato a fare la conduttrice, per cui, come dire, anche se non conduco uno speciale, un telegiornale, un programma, comunque rimango una giornalista, la vedo un po’ così. Quindi rispondo no, non c’è ansia da video. O, comunque, molti ce l’hanno ma io no. Però devo dirti la verità, non soffro di questa cosa, ma poi magari con la con l’andare avanti e con l’età arriverà”.
Se potessi parlare solo due minuti con il suo io di quindici, venti anni fa anni fa, all’inizio della sua carriera, cosa gli direbbe?
“All’inizio della carriera gli direi ‘Abbi, abbi fiducia, abbi sempre fiducia in te stessa e ascolta sempre te stessa. E’ una cosa che io ho fatto nel corso di questi anni. E ed è una cosa di cui sono molto contenta e se avessi fatto diversamente mi sarei pentita”.
C’è qualcosa che desidera da anni ma non ha avuto mai il coraggio di chiedere o di fare?
“Sì, però non te lo dico”.
Giriamo, allora, la domanda: diciamo il sogno nel cassetto qual è?
“Beh, non è tanto girata la domanda, è la stessa domanda”.
Sogni di condurre Sanremo?
“No, cioè, se capitasse Sanremo sarei una pazza a dire di no? Quella è un augurio molto bello che può accadere nella carriera di chiunque, di un giornalista, di un attore. Un sogno nel cassetto? Beh, mi piacerebbe prima o poi avere una prima serata prima serata in tv”.
Il messaggio è stato lanciato…
“Vabbè, insomma, è chiaro che molti che fanno il mio stesso mestiere ti risponderebbero la stessa cosa. Una prima serata informativa, naturalmente. Insomma, una cosa che mi piacerebbe”.
Invece parliamo un po’ di carattere: pensi di essere una persona che si tiene tutto dentro oppure che dice sempre ciò che pensa?
“Io spesso dico quello che penso, spesso non riesco a tenermi. A volte dovrei essere un po’ più riflessiva, diciamo così, e non lo sono. Però ho imparato a convivere con questo mio essere impulsiva perché ogni tanto non è molto premiante”.
Quindi la domanda successiva sarebbe stata, si ritiene una persona paziente?
“Assolutamente no”.
A proposito di pazienza, è più complicata la conduzione di un telegiornale o l’approfondimento come TG 2 Post che ha dei ritmi serrati?
“Allora dipende molto da che tipo di conduttore sei. Per come sono io che ho una conduzione tecnicamente più sporca, cioè che anche dei suoi momenti di accelerazione o di rallentamento, è chiaramente più difficile condurre un telegiornale. Io l’ho condotto, sia l’edizione del TG 3 della sera che a pranzo. Questo perché la conduzione del TG è un treno che parte e per 30 minuti tu devi andare con regolarità, senza sbagliare o devi cercare di non sbagliare mai. E’ una linea che va seguita assolutamente e non c’è una possibilità, anche rispetto all’ascolto del telespettatore, di sbagliare. Insomma, per il mio carattere io preferisco l’approfondimento, cioè la conduzione più dialogica, ecco”.
Pensa di essere una persona gelosa?
“Certo, sono molto possessiva”.
Come gestisce questa cosa qui?
“Mah, senza, timidezza. Mio marito lo sa bene. Dopodiché però sono anche una persona che riconosce la libertà altrui e quindi gestiamo bene la mia gelosia”.
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